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Di fronte alla nuova tangentopoli: il legittimo impedimento in aula!

25 febbraio 2010

Siamo di fronte a una nuova tangentopoli? Molto peggio.

Dalla tangente presa davanti al comune di Milano da un consigliere comunale, passando per lo scandalo sulla protezione civile ed arrivando allo scandalo Fastweb in cui è coinvolta la mafia la risposta del governo BOSSI BERLUSCONI non cambia, è rigida ed inflessibile: impunità.

Il disegno di legge sul legittimo impedimento, che consentirà al presidente del Consiglio di veder rimandare i procedimenti in cui è coinvolto, approderà in aula il prossimo 9 marzo.

Ribellarsi allo scandalo!



La camora si può sconfiggere

16 gennaio 2010

La Cassazione conferma tutti e sedici gli ergastoli contro il clan dei Casalesi. Si è concluso così  il processo “Spartacus” che vedeva alla sbarra una delle più sanguinarie cosche della camorra.

“La camorra non è imbattibile. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne. Dopo 11 anni si è chiuso il più grande processo di mafia, paragonabile solo al maxiprocesso di Palermo istruito da Falcone e Borsellino negli anni ‘80. Per lo Stato italiano ora è definitivo: esiste il clan dei Casalesi, esistono i loro affari i boss. È una vittoria. Tre gradi di giudizio, la parola dei pentiti è confermata dalle indagini. Fino alla fine i boss e i loro collegi difensivi hanno sperato che la Cassazione annullasse il secondo grado, ma non è andata così.”

Roberto Saviano, da La Repubblica.

Firma l’appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra

28 novembre 2009

FIRMA L’APPELLO

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell ‘impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele

Non dimenticare!

3 settembre 2009

“Il sacrificio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e quello di tanti altri caduti per mano di mafia debbono restare vivi nella memoria di tutti e imporre alle istituzioni, alla società civile e alle nuove generazioni una continua vigilanza contro le persistenti forme di presenza e di infiltrazione della criminalità organizzata, non meno pericolose anche quando meno appariscenti”

Giorgio Napolitano

Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato ucciso il 3 settembre 1982 insieme con la moglie (Emanuela Setti Carraro) e l’agente di scorta (Domenico Russo).