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Protezione civile SpA

7 febbraio 2010

La protezione civile di Bertolaso si trasforma in società per azioni. Scende così un ulteriore velo di riservatezza su forniture, contratti, progetti per centinaiae centinaia di milioni di euro all’anno, e su assunzioni e consulenze, che non dovranno più passare sotto la lente della trasparenza pubblica.

Protestano le opposizioni, la CGIL, l’ordine degli architetti e i vigili del fuoco.

Dopo l’acqua tocca alla protezione civile, seguita dalle forniture alle forze armate: PRIVATIZZAZIONI E AFFARI SENZA CONTROLLO.

Il conflitto di interesse arriva sul web

29 gennaio 2010

Decreto Romani: arrivano le reazioni di diversi esponenti politici nonché delle stesse autorità europee e italiane.

Per tutti, il decreto è apparso fin da subito lesivo dei principi su cui si fonda la Rete stessa e in particolari siti di videosharing come YouTube, quei siti che, in base al testo presentato, dovrebbero essere costantemente monitorati al fine di evitare la pubblicazione di materiale per cui non si dispone dei diritti d’autore, equiparando quindi il Web ad altri media tradizionali come la televisione, ad esempio.

Secondo alcune fonti, la Commissione Europea ha aperto un dossier sulla vicenda che testimonia le perplessità relative al ruolo che il Decreto sembra riservare ai provider o ai gestori di portali video, obbligati di fatto a vigilare sui contenuti della Rete in maniera preventiva e in contrasto con le norme comunitarie in materia.

Dello stesso parere AGCOM, che per voce dello stesso presidente Calabrò esprime contrarietà all’introduzione dell’obbligo di autorizzazione per poter diffondere immagini sul Web.

C’è anche chi, come il presidente di AIIP Paolo Nuti, parla di decisione orientata in un senso ben preciso: “Per come è scritto, il decreto potrebbe di sicuro aiutare Mediaset nella causa contro Google”.

Un concetto ribadito ancora con più convinzione dall’ex-ministro Paolo Gentiloni, che sul suo blog personale afferma: “Questo decreto è un vero scandalo. Oltre a questa norma anti Web ci sono diversi regali a Mediaset (dalla pubblicità ai programmi digitali) e c’è l’eliminazione delle norme introdotte dai Governi Prodi a favore della produzione indipendente di fiction e del cinema italiano. Il tutto con un decreto che prevede solo pareri parlamentari “non vincolanti” e ancora una volta trasforma il Parlamento in una casella postale. Oggi è cominciata la battaglia nostra, dell’Idv e dell’Udc nelle commissioni parlamentari. Nei prossimi giorni sono certo che la mobilitazione crescerà sia online che offline”.

Settimana di fuoco sulla giustizia

18 gennaio 2010

La destra (Berlusconi e Bossi) vuole chiudere mercoledì la partita giustizia al Senato approvando il ddl detto “processo breve” senza cambiare una virgola.
Bersani annuncia battaglia sul processo breve («Lo combatteremo con grande forza»), la Finocchiaro «centinaia di emendamenti».
Il ddl è incostituzionale perché prevede una norma transitoria che lo applica subito ai processi in corso.

No alla privatizzazione dei monopoli

18 novembre 2009

Ci si avvia a votare nei due rami del parlamento il cosidetto ‘decreto Ronchi’ che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati.

E’ necessario che il centrosinistra rifletta a tutto campo sul tema delle liberlizzazioni.

Si può liberalizzare un monopolio? La risposta secca è NO!

Il libero mercato ha la sua anima in una concorrenza rigidamente regolata. Un monopolio per definizione non prevede concorrenza.

Facciamo un esempio : le autostrade. Se accanto alla rete esistente si fosse potute costruire tre o quattro reti in concorrenza tra di loro il raguinamento poteva avere un senso. Ovviamente questo non è assolutamente possibile ne tanto meno auspicabile.

Che senso ha quindi dare un monopolio nelle mani di un privato. Il privato non avrà concorrenza, anche se non cura le reti autostradali potrà comunque stabiljre le tariffe che vuole. Il suo guadagno non va a beneficio della collettività. Un non senso.

Tanto più se si parla di acqua, della sua distribuzione ed erogazione che sono unica cosa. A differenza di quello che pensa il centrodestra in Lombardia.

La triste storia dell’acqua lombarda

2 novembre 2009

L’acqua è un bene naturale indispensabile alla sopravvivenza tanto che L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’acqua presidio sanitario che diviene in quest’ottica un diritto umano universale in quanto fonte di vita. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile dovrebbero essere garantiti in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona.

Inoltre l’acqua è una risorsa scarsa e non infinita.

Nel 1994 la legge Galli si pone l’obiettivo di dare una sistemazione alla gestione ed erogazione dell’acqua su tutto il territorio nazionale con l’individuazione degli ambiti territoriali ottimali come strumenti di razionalizzazione. Gli Ambiti ottimali coincidono con i bacini idrici.

L’idea è quella di gestire ma anche tutelare i bacini idrici di tutto il territorio nazionale.

Per la Lombardia erano ovviamente previsti 3 bacini idrici. Gli strumenti per gestire i bacini idrici e tutelarli sono gli ATO (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale) ovviamente tre in Lombardia.

La prima mossa della Lombardia è stata quella di passare dai tre naturali ambiti territoriali ottimali a uno per ogni provincia della regione. Non si capisce a questo punto come si possa pensare ad ambiti “ottimali” e al collegamento con i bacini idrici.

Nel 2006 la regione Lombardia emana una legge che prevede la divisione tra proprietà e gestione di tutto ciò che è connesso con gli impianti idrici che restano pubblici e l’erogazione che può essere privatizzata e messa a gara, cioè chi ti manda la bolletta e raccoglie i soldi.

La divisione è del tutto arbitraria e alquanto ideologica, non certo funzionale.

Come dividere la gestione dall’erogazione, se si rompe una tubatura chi la ripara? (immaginiamo il pubblico che gestisce e non certo il privato che eroga e raccoglie i soldi, se l’acqua erogata deve fare un utile in quanto privatizzata come impostare delle campagne di ottimizzazione del consumo di acqua visto che più se ne usa e più il privato ci guadagna, insomma un’assurdità)

Tra l’altro la prima legge regionale del 2006 prevedeva la possibilità che alla gara per l’erogazione partecipassero solo società private.

Legge incostituzionale verso cui ci si attiva per l’abrogazione con un referendum.

Per evitare il referendum la legge è modificata nel 2009 introducendo la possibilità che anche società pubbliche possano partecipare al bando di gara per l’erogazione dell’acqua.

La regione Lombardia fa uscire il bando (europeo) per la gara prevista per il 18 Gennaio.

Tra i requisiti un capitale di 52 milioni di euro per la società che può partecipare al bando e l’aver servito una popolazione di 250000 soggetti.

Pensiamo che la gara non possa che essere vinta da un grande gruppo straniero.

Vi è la possibilità che ASM possa costruire entro il 18 gennaio (si dice con un partner privato) una società per partecipare alla gara. La cosa è assai difficile.

Il rischio di un aumento spropositato delle tariffe per l’utile di un grande gruppo privato che eroga l’acqua è molto forte.

Siamo assolutamente contrari alla confusione e alla conflittualità che si creerebbe tra chi gestisce l’acqua e chi la eroga.

Siamo contrari all’impostazione della legge regionale che prevede la privatizzazione di un monopolio che riguarda tra l’altro un bene raro, prezioso ed indispensabile per tutti.

Investiamo sull’ambiente per uscire dalla crisi

2 giugno 2009

Oggi alle ore 11.30, nei giardino del castello Visconteo di Pavia si è tenuto un incontro molto interessante con: Ermete Realacci, Pippo Civati, Carlo Monguzzi e Ivan Scalfarotto e ovviamente il nostro candidato sindaco Andrea Albergati. L’incontro è stato organizzato dal nostro valente Massimo Depaoli con l’aiuto di Lega Ambiente.
Apre Andrea Albergati spiegando i punti del programma in tema di ambiente e sviluppo, programma che mette in campo, a differenza degli altri candidati, indicazioni precise su problemi e sul come risolverli.
Pippo Civati – consigliere regionale del PD – è intervenuto sottolineando la mancanza di politiche pubbliche su ambiente e sviluppo tecnologico della regione. Regione Lombardia che si è completamente dimenticata dei treni e di una politica della mobilità.
Pippo sottolinea come sia urgente impegnarsi su percorsi atti a ridurre il consumo energetico e a renderlo il più efficiente possibile.
Carlo Monguzzi -consigliere regionale dei verdi- sottolinea come in Italia esistano due modelli di sviluppo energetico. Il modello Berlusconi che punta tutto sulla costruzione di centrali nucleari e il modello democratico ambientalista (bella definizione) che punta al risparmio e all’efficienza energetica, ad impianti di microgenerazione distribuiti sul territorio e sulle energie alternative, eolico e solare.
Ermete Realacci -responsabile del PD per l’ambiente- sottolinea come nell’attuale crisi economica non sia utile solo giocare in difesa ma anche all’attacco puntando sullo sviluppo enegetito-ambientale, il suo indotto di crescita tecnologica che permettà all’Italia di essere competitiva e di aumentare il PIL e la ricchezza generale oltre a salvaguardare l’ambiente. Gli americani lo anno capito da tempo –vedi Obama- ma anche gli altri paesi europei, soprattutto la Germania.
E’ necessario puntare su sviluppo tecnologico abbinato alla ricchezza dei nostri territori, produrre all’ombra dei campanili. Fa l’esempio del vino. Da quando l’Italia ha puntato sul poco ma di alta qualità ha aumentato le esportazioni superando la Francia e gli altri paesi a vocazione vinicola.
Ivan Scalfarotto candidato del PD alle elezioni europee ha lanciato un messaggio importantissimo: pensiamo al futuro della nostra Italia e dell’Europa, un futuro aperto, libero e tollerante.
Verde non è più solo bello ma è anche e soprattutto sviluppo!
Bella giornata.