“Pavia una città Per John Lennon” oggi il gran finale. Musica on the road in vari spazi della città

Ecco il programma del gran finale della manifestazione “di pace e di diritti, di sogni e sognatori: Una città per John Lennon”.

ORE 15:00 PIAZZA DELLA VITTORIA “LA MIA SCUOLA SUONA JOHN”

Esibizioni delle band delle scuole superiori: News Weekly Scandal, Dogs Tale, High Pressure, Alchemy, Seven Ice Cubes, Hyperactive Eyelid, Free Minds, I Morbidi Amici, Flying Buttress, Checkmate, The Grimbles, Bullet Jam, For One Day.

“GIVE SCREENING A CHANCE”:  banchetto informativo dell’ASL Pavia

Tutte le informazioni sulla campagna di prevenzione e analisi precocesono disponibili qui.

ORE 16:30 CENTRO COMMERCIALE MINERVA e ORE 17:30 C.SO STRADA NUOVA

“LE VETRINE DANZANTI PSICHEDELICHE” di Caroline Haenel

performance di MC DANZA LIBERTAS

Negozi aderenti: UNO, IL Portale di Giovanna Fra, Tally Weijl, Sacchi, Bordonesi, Salumeria Saviotti, Napapijri, MC, Tim,  Stilmode Maiocchi, Ferretti, Malè, La Novità, StudioTre, LEWIS

ORE 21 PIAZZA DELLA VITTORIA “OMAGGIO MUSICALE A JOHN LENNON”

Esibizioni delle band cittadine: Emily Plays, Fungus , Green like July , Iceberg, Jah Love, Koan,  Macadam, Morning Telefilm, News for Lulu , S.E.N.S, Southlands,  Francesco Montesanti, Elisabetta Citterio, Massaroni Pianoforti, Lorenzo Riccardi band, Back to the Beatles  con Gino Poma.

ORE 21:00 CORTILE DELLE STATUE – UNIVERSITA’ CENTRALE

“CONCERTO AD ENERGIA PULITA” Fornita dai bicigeneratori realizzati dal Progetto Cambiamo insieme a “Art.3” ( Sportello Antidiscriminazioni Comune Pavia) , Jazz band del Taramelli, Band del liceo musicale Cairoli,  Coro “Copernico canta”, Coro Istituto Volta …

ORE 22:00 SPAZIOMUSICA “FABIO CASALI TRIO”

ORE 00:00 “ALL WE ARE SAYING IS GIVE PEACE A CHANCE”

Un grande flash mob in omaggio a john lennon e al suo sogno di pace.

Centro storico, Spaziomusica, Area Ticinello (Gippa – Maggio Pavese) e Torchietto (AINS – Roberto Durkovic band – in orario differito).

Un minuto di silenzio e poi, con segnale dato da trombe da stadio, un gigantesco coro collettivo sull’onda di “All we are saying is give peace a chance”.

Inserito in Pavia | Etichette , , , | Lascia un commento

Amo le differenze: inte(g)razione contro il razzismo, come non essere d’accordo e come non esserci

Amo le differenze: inte(g)razione contro il razzismo, come non essere d’accordo e come non esserci

Domani la seconda “agorà” di NON MI FERMO.

Il 12 maggio a Bergamo dalle 14.30 presso l’AUDITORIUM SAN SISTO (Via della Vittoria, 1).

Il titolo dice già tutto. “Amo le differenze: inte(g)razione contro il razzismo”.

Perché la diversità è il sale della conoscenza e della democrazia. In un mondo senza differenze non potremmo dirci umani; non riusciremmo nemmeno a riconoscere la bellezza.

Fra i temi che verranno toccati: diritto di voto e cittadinanza per i migranti, politiche per l’integrazione, rifugiati, progetti europei, educazione e sport, tutela legale, accoglienza.

Relatori: Giulio Cavalli, Edda Pando, Antonio Mumolo, Maurizio Martina, Bruno Goisis, Romana Vittoria Grandossi, Manila Filella, Henri Olama, Pino Petruzzelli, Luciano Scagliotti, Enrico Ballardini.

L’obiettivo non cambia. Le buone prassi, le idee, l’esperienza civile siano il motore della politica. La politica fondata sull’onestà, il rispetto, la solidarietà, la difesa del bene comune.

Come non essere d’accordo e come non esserci

Inserito in Politica interna | Etichette , , , , , , | Lascia un commento

Servono queste cose e subito, tanto per cominciare

Tassa sulle transazioni finanziarie, pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese, alleggerire l´Imu mettendo l´imposta ai grandi patrimoni personali, risolvere la questione esodati. Allentare il patto di stabilità interno.

L’imposta sui grandi patrimoni serve a prescindere.

Queste cose servono subito, tanto per cominciare ovviamente.

Inserito in Partito democratico, Politica estera | Etichette , , , | Lascia un commento

Concordo in pieno con il commento di Gramelli sulle amministrative e lo sottopongo alla riflessione di tutti

Riflettiamoci tutti insieme.

Da La Stampa:

Un no ai partiti non alla politica

Si può buttarla sul ridere e dire che Grillo non è una sorpresa: in fondo sono vent’anni che gli italiani votano un comico. Oppure strillare contro la vittoria dell’antipolitica, come fanno i notabili del Palazzo e i commentatori che ne respirano la stessa aria viziata. Ma conosco parecchi nuovi elettori di Grillo e nessuno di loro disprezza la politica. Disprezzano i partiti. E credono, a torto o a ragione, in una democrazia che possa farne a meno, saltando la mediazione fra amministrati e amministratori

La storia ci dirà se si tratta di un gigantesco abbaglio o se dalla rivolta antipartitica nasceranno nuove forme di delega, nuovi sistemi per aggregare il consenso.

Ma intanto c’è questo urlo di dolore che attraversa l’Italia, alimentato dalle scelte suicide e arroganti compiute da un’intera classe dirigente.

Non si può certo dire che non fosse stata avvertita. I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi. Si sarebbero accontentati di qualche gesto emblematico. Un taglio al finanziamento pubblico, la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province. Soprattutto la limitazione dei mandati, unico serio antidoto alla nascita di una Casta inamovibile e lontana dalla realtà. Nel dopoguerra il grillismo meridionale dell’Uomo Qualunque venne dissolto dalla Dc di De Gasperi nel più semplice e intelligente dei modi: assorbendone alcune istanze. Purtroppo di De Gasperi in giro se ne vedono pochi. La limitazione dei mandati parlamentari è da anni il cavallo di battaglia dei grillini. Se il Pdl di Alfano l’avesse fatta propria, forse oggi esisterebbe ancora. Ma un partito che ai suoi vertici schiera reperti del Giurassico come Gasparri e Cicchitto poteva seriamente pensare di esistere ancora? Il Pd ha retto meglio, perché il suo elettorato ex comunista ha un senso forte delle istituzioni e dei corpi intermedi – partiti, sindacati – che le incarnano. Ma se il burocrate Bersani, come ha fatto ancora ieri, continuerà a considerare il grillismo un’allergia passeggera, lo tsunami dell’indignazione popolare sommergerà presto anche lui.

La riprova che il voto grillino è meno umorale di quanto si creda? Grillo non sfonda dove la politica tradizionale riesce a mostrare una faccia efficiente: a Verona con il giovane Tosi e a Palermo con il vecchio Orlando (percepito come un buon amministratore, magari non in assoluto, ma rispetto agli ultimi sindaci disastrosi). La migliore smentita alla tesi qualunquista di chi considera i grillini dei qualunquisti viene dai loro stessi «quadri». Che assomigliano assai poco a Grillo. Il primo sindaco del movimento, eletto in un paese del Vicentino, ha trentadue anni ed è un ingegnere informatico dell’Enel, non un arruffapopoli. E i candidati sindaci di Parma e Genova non provengono dai centri sociali, ma dal mondo dell’impresa e del volontariato. Più che antipolitici, postpolitici: non hanno ideologie, ma idee e in qualche caso persino ideali. Puntano sulla trasparenza amministrativa, sul web, sull’ambiente: i temi del futuro. A volte sembrano ingenui, a volte demagogici. Ma sono vivi.

Naturalmente i partiti possono infischiarsene e bollare la pratica Grillo come rivolta del popolo bue contro l’euro e le tasse. È una interpretazione di comodo che consentirà loro di rimanere immobili fino all’estinzione. Se invece decidessero di sopravvivere, dovrebbero riunirsi da domani in seduta plenaria per approvare entro l’estate una riforma seria della legge elettorale, del finanziamento pubblico e della democrazia interna, così da lasciar passare un po’ d’aria. Ma per dirla con Flaiano: poiché si trattava di una buona idea, nessuno la prese in considerazione.

Massimo Gramellini.

Inserito in Partito democratico, Politica interna | Etichette , , , , | 5 commenti

Referendum anticasta in Sardegna: superato il quorum. L’iniziativa è destinata a diffondersi se la politica non interviene nella riduzioni di privilegi e sprechi

La prima decisiva sfida degli anticasta in Sardegna è stata vinta: è valido il referendum per azzerare sprechi e privilegi promosso da un movimento trasversale guidato dal partito dei Riformatori, sostenuto da 120 sindaci dell’Isola e cavalcato dal governatore Ugo Cappellacci con una aggressiva campagna mediatica.

Il quorum, sul filo di lana sino all’ultimo, è stato centrato e superato: alle 22, chiusura dei seggi, ha infatti votato il 35,5% degli aventi diritto, 2,2% punti in più della soglia del 33,3% fissata per la validità della consultazione.

Se i promotori già esultano per la vittoria sull’astensionismo, a spoglio concluso, potranno quasi certamente brindare anche per la schiacciante affermazione dei sì.

I 10 quesiti. Dieci i quesiti proposti, i più attesi quelli per l’abrogazione delle quattro Province di recente istituzione (2001), Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Olbia Tempio e Ogliastra, e per tagliare le indennità dei consiglieri regionali. Gli altri cinque sono invece consultivi: si sondano gli elettori per abolire le altre quattro Province storiche (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano), portare da 80 a 50 il numero dei componenti del Parlamento sardo, cancellare i consigli di amministrazione degli enti regionali, istituire un’Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto autonomistico, eleggere direttamente il presidente della Regione attraverso le primarie.

Nello slogan dei promotori, la chiave di una svolta auspicata: “Dieci referendum per cambiare la Sardegna”. Eppure ci sono volute tre pronunce di Tribunali (dal Tar alla magistratura civile) per vanificare lo sbarramento di fuoco scatenato dall’Unione delle Province sarde (Ups), che di cambiamento non ne vuole proprio sentir parlare. O meglio, di un cambiamento fatto con l’accetta attraverso un voto popolare.

Queste forme di partecipazione popolare diretta contro la “casta” sono destinate ad aumentare se la politica non si impegna seriamente a tagliare ogni tipo di privilegio e spreco.

La così detta antipolitica è portatrice di istanze che vanno analizzate ed interpretate, liquidarle come semplicemente populiste può solo avere esiti devastanti sulla nostra democrazia.

la speranza è che il mio partito (PD) lo capisca in fretta.

Inserito in Partito democratico, Politica interna | Etichette , , , , | Lascia un commento

Francia, Grecia, Germania un voto che condanna una politica economica di soli tagli e rigore e chiede a gran voce una Europa politica e non solo finanziaria

In Francia François Hollande vince le elezioni presidenziali con il 51,7% dei voti, mentre Nicolas Sarkozy ha ottenuto il 48,3%. Hollande ha puntato tutta la sua campagna elettorale sulla necessità di mettere la crescita nella politica economica europea e nazionale.

In Grecia la destra di Nea Dimokratia di Antonis Samaras ha il 19,1% dei consensi, il Pasok di Evangelos Venizelos che ottiene il 13,3%, la sinistra radicale (Syriza) che conquista il 16,6%. L’estrema destra di Alba dorata entra in Parlamento con il 7%. Bocciati sonoramente i partiti del rigore e dei tagli imposti dall’Europa.

In Germania, alle elezioni anticipate nello Stato (Bundesland) settentrionale dello Schleswig-Holstein, la Cdu della cancelliera resta il primo partito con il 30,5 per cento, il partito liberale (Fdp)  si attesta all’8,3. La Spd, la principale forza di sinistra, aumenta del 4,1 per cento ma arrivando tra il 29,5 per cento e il 30,3 per cento. I  Verdi volano al 14 per cento. I Pirati dovrebbero ottenere un 8 per cento.  La Linke, la sinistra radicale, crolla al 2,5 per cento. Anche qui il vento inizia a cambiare a favore di chi parla di crescita.

Difficile dare a caldo un’interpretazione di questa tornata elettorale europea.

Un segnale si legge però chiaramente cioè un voto che attraverso varie forme si scaglia contro la politica economica europea basta solo sul rigore e sui tagli.

Contro una politiche che non prende in considerazione la crescita come possibilità di ripresa. Senza capire che questa è l’unica via che può creare posti di lavoro e sviluppo.

E’ un voto contro la lettera inviata dall’Europa a Berlusconi prima e poi applicata da Monti.

Non si possono salvare le banche e la grande finanza a discapito dello stato sociale. La crisi finanziaria e ora economica la devono pagare tutti proprio tutti.

Si può leggere anche una possibilità sola per l’Europa: quella di creare una vera unione politica e non solo finanziaria pena il fallimento del progetto europeista.

Inserito in Partito democratico, Politica estera, Politica interna | Etichette , , , , , | Lascia un commento

Imagine.pavia: the yellow barcè ovvero … guma anca nùmm al sutumarin giàld

“The yellow barcè  ovvero … guma anca nùmm  al sutumarin giàld” canzoni, canoisti e vogatori …  a cura del Club Vogatori Pavesi e Pagaia Rossa.

-  Varo del “Sutmarin giàld” … con bottiglia del pregiato Brut DIESIS dei Calatroni di Monteguzzo… dal fondo del Borgo (all’altezza di via Milazzo, 150)  fino al Ponte coperto. Accompagnamento di canoe e barcè.

- Marching band  “Five  Brass” Franco Grugni e Massimiliano Paganin  (Trombe);  Maurizio Barrella e Marco Grignani (tromboni) – Enrico Gazzi (tuba).

- “Aspettando Ulisse … una sciarpa lunga un mondo”: Sciarpa  portata a braccio da chi ha contribuito a realizzarla, tra cui:  AUSER Comprensoriale ;  AUSER di:  Montalto Pavese , Satirana, Torrazza Coste,  Lungavilla,  Vigevano, Zinasco, Dorno.

e Pavia ),  Istituto Volta,  La sartoria di Francesca,   Dosso Verde, Centro Migrantes,  Associazione Genitori@scuola,  RSA Famagosta, AUSER Barona-Ticinese.

- “Yellow” canzone inedita di  Silvio Negroni,  presentata in anteprima sul tetto del  barcone del Club dei  Vogatori  Pavesi,  a richiamo del celebre concerto che  i Beatles fecero, anche loro  sul tetto, ma  del palazzo della Apple Record nel 1969 …  interventi musicali di Paolo Terlingo e Lorenzo Riccardi.

- “La Pecora nera e il sottomarino giallo” segnalibri a cura della libreria “Il Delfino”. Ideazione e realizzazione grafica di Andrea Valente. Filastrocca di Maria Teresa Camera.

Inserito in Pavia | Etichette , , , | Lascia un commento