Pianto inconsolabile: come comportarsi

Nei bambini il pianto è molto frequente. Soprattutto prima di incominciare a parlare.

Pianto inconsolabile come comportarsi

Il pianto costituisce un modo importante di comunicare con voi prima di saper parlare.

I bambini piangono molto ed alle volte comprendere le ragioni del loro pianto può essere difficile.

Spesso il pianto mette in agitazione i genitori.

Viene quasi sempre collegato a un malessere da interpretare per poi risolverlo.

Non è sempre un malessere o un dolore a causare il pianto. Non sempre i bambini piangono perché hanno una malattia.

Il pianto può essere una richiesta di attenzione, di contatto soprattutto nei confronti della madre.

Oppure può essere un segno di stanchezza o di stimolazione eccessiva.

Può anche essere semplicemente il modo con cui i piccoli manifestano le proprie sensazioni. Come: piacere, paura, noia, irritazione.

L’unico modo che hanno per comunicare la fame, la sete, il sonno, il caldo o il freddo.

La prima cosa da fare è mantenere sempre la calma. Anche se il pianto non si calma ed è inconsolabile.

Infatti il bimbo percepisce subito l’ansia e il nervosismo che affliggono i genitori esasperati dal suo pianto.

Questo non aiuta ma peggiora la situazione.

Non serve a nulla spaventarsi e correre in pronto soccorso.

Anche se può essere una reazione normale.

Dobbiamo cercare di scacciare l’agitazione, l’ansia e la paura.

Il pianto è una cosa normale in un bambino. La sua intensità non è necessariamente proporzionata al malessere

L’80-90% dei bambini nei primi mesi di vita ha crisi di pianto che possono durare anche 20-60 minuti o più a lungo. Pianti che esprimono momenti di disagio, non necessariamente correlati ad una malattia.

I genitori devono sapere che il pianto può essere in consolabile. Non si devono sentire quindi frustrati o in colpa se non riescono a calmarlo.

Come aiutare i vostri bambini

Possono essere utili piccoli accorgimenti.

E’ utile accarezzarlo dolcemente e lui capirà che non è più solo. Vanno evitati movimenti improvvisi perché lo spaventano.

Prendete in braccio il bambino dolcemente, ma con presa sicura.

I neonati odiano essere “sballottati”. Quindi utilizzate tutte e due le mani: una dietro la testa, l’altra sotto il sederino.

Cullatelo, massaggiatelo, parlategli. Posizionate il bambino a contatto con la pelle.

Spegnete le luci, mantenete l’ambiente tranquillo. Ciò aiuta a calmare anche voi.

Ditegli parole rassicuranti con voce bassa e dolce. Canticchiate canzoncine che vi piacciono, provate a fargli un bagnetto.

Il bambino può piangere semplicemente perché ha fame. Per questo vanno rispettati i suoi tempi e le sue richieste.

Può piangere perché ha troppo caldo o troppo freddo.

Accertatevi che non senta caldo o freddo. Tenete la temperatura della stanza intorno ai 18 – 21ºC.

Avvolgetelo in una coperta leggera o in un lenzuolo di cotone senza bloccare però le gambe o le braccia.

Potrebbe avere un fastidio. E’ utile cambiargli il pannolino, fargli fare il ruttino, frizionare leggermente la schiena o massaggiare il pancino.

Massaggiategli la pancia in senso orario per favorire l’eliminazione dell’aria.

Potrebbe avere il naso chiuso.

Potrebbe essere utile cercare la posizione in cui il bambino sembra stare meglio.

Cercate di distrarre il bambino anche cambiando stanza od offrendogli qualche nuovo stimolo.

Non tenete il bambino in braccio durante una discussione.

Quando siete molto infastiditi e arrabbiati con lui mettetelo nella culla e lasciate la stanza. Cercate di calmarvi.

Chiamate qualcuno per un aiuto se vi sentite presi dal panico.

Se siete troppo stanche fatevi aiutare dal papà, da un’amica o dai nonni: il neonato sente anche la vostra stanchezza e il nervosismo.

La vostra angoscia non fa che peggiorare il pianto del bambino.

Se vi rendete conto che qualcosa non va, che il pianto lascia supporre un dolore, provoca pallore o arrossamento del viso e sudorazione, non esitate a contattare il pediatra.


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