Stiamo parlando della legge elettorale e della vera posta in gioco, cioè la continuità o meno del governo Monti.

Il porcellum non è accettabile e infatti abbiamo sostenuto con forza il referendum che si proponeva di cambiarlo, bocciato poi dalla Corte Costituzione dopo aver raccolto più di un milione di firme in poco tempo.
Adesso si lavora ad una bozza di legge elettorale che potrebbe essere peggiore del Porcellum.
Anche perché la nuova legge elettorale potrebbe rendere del tutto inutili le primarie di coalizione.
Ma andiamo per ordine.
Il sistema elettorale sarà di base proporzionale con uno sbarramento nazionale fissato al 5% e una clausola detta “salva Lega” che prevede uno sbarramento all’8 per cento in almeno tre circoscrizioni regionali.
Sulla scelta dei parlamentari si confrontano due possibilità:
- un mix di collegi uninominali non maggioritari e listini bloccati.
- le preferenze.
Qui l’accordo è possibile, non è il vero scoglio della legge elettorale. Sulle preferenze infatti il Pd può anche trattare: lo hanno detto Enrico Letta e Rosy Bindi, lo ribadisce Anna Finocchiaro.
Il vero scoglio è il premio di maggioranza o di partito.
PDL e UDC sono fermi a chiedere il premio al partito che prende più voti e possibilmente un premio basso.
Il partito democratico vuole il premio di maggioranza.
Anche oggi Bersani si dichiara favorevole ad un premio di maggioranza e alla possibilità che: “la sera delle elezioni il paese deve sapere chi governa”, su questo punto il leader democratico non è disposto a transigere.
Qui si gioca la partita politica vera e propria.
Un modello proporzionale con un premio al partito (non più alla coalizione), e per giunta basso, significa assegnare un sicuro vantaggio a chi rema per un Monti bis.
Perché ci troveremmo in un parlamento in cui nessuno può governare e si aprirebbero le porte di nuovo ad una grande coalizione.
L’Udc è quello che vuole e lo ha ribadito Casini.
Il PDL pure, sa di perdere e quindi l’unico modo di esserci è un Monti bis.
Altra considerazione importante: solo in un sistema che mantiene il bipolarismo e quindi la formazione di una coalizione prima del voto, le primarie di coalizione hanno senso, lo capisce anche un bambino.
Si fanno le primarie, vince X ma dopo le elezioni invece di X i partiti scelgono Y.
Senso di tutto questo: zero, pura follia.
Se passasse una legge elettorale in cui si vota il partito si dovrebbero fare le primarie nel partito democratico senza esponenti di altri partiti, quindi un congresso vero e proprio.
Noi vogliamo una legge elettorale che dia il premio alla maggioranza, obbligando alla formazione di una coalizione prima del voto.
Vogliamo le primarie aperte di coalizione.
E ovviamente anche le primarie per la scelta dei parlamentari prima del voto.





























sono completamente d’accordo: non avrei potuto dire e scrivere meglio
Oppure ci teniamo il porcellum e facciamo le primarie ugualmente.
Solo con il porcellum o con una legge che preveda il premio di maggioranza le primarie di coalizione hanno un senso
Certamente. Come scrivevo tempo fa sul blog, il cdx e l’udc non consentiranno mai al paletto di Bersani :alla sera delle elezioni il mondo deve sapere chi governa.
Perché i sondaggi danno comunque il csx al 40% stabile da un anno. Non tengo conto di Fds, dai quali è meglio smarcarci .
Il problema rimane la capacità di ri-coinvolgere IDV . Ma se coloro che godono dell’isolamento di IDV , per dimostrare la necessità dell’alleanza con UDC ,saranno messi in minoranza, allora il csx vince a man bassa. Purché il programma sia completo con numeri in entrata e in uscita. Ma questo è un altro problema. Sopratutto, credo, di Prossimaitalia. Non per essere fideista, ma perché il concetto espresso è completo. Manca la definizione del particolare, dei numeri. Ma questo è un altro discorso.
Intanto cucchiamoci l’attuale premio maggioranza del Porcellum ,al motto di “chi di spada ferisce, di spada perisce ”
Non capisco perché Napolitano non afferra la questione in questi termini.
Un abbraccio
Angelo.
Pingback: La confusa follia delle primarie | Antonio Maria Ricci