In difesa della scuola pubblica e del paradosso che rafforzarle sarebbe concorrenza sleale verso le scuole private

Oggi prendo spunto da una notizia Veneta.

L’assessore regionale Remo Sernagiotto non vuole nuovi insegnanti nelle scuole statali perchè: “si danneggerebbero quelle cattoliche”.

Notizia che ha dell’incredibile.

Si avete capito bene:  nuovi insegnanti nelle scuole statali perché rappresenterebbero una sorta di concorrenza sleale nei confronti delle scuole paritarie. In maggioranza cattoliche e, nella sua regione, praticamente monopoliste nel settore dell’infanzia.

In poche parole, lo Stato non deve mai fare concorrenza al privato.

Anche quando la loro qualità è inferiore.

Anche quando le famiglie non condividono il “progetto educativo” che in tali scuole subirebbero i loro figli.

E’ una mentalità non certo nuova: è apertamente promossa da tre decenni da Comunione e liberazione, e in Veneto si è tradotta in un autentico assalto alla diligenza e al diritto di libertà dalla religione, con pesantissime conseguenze per le casse pubbliche.

E quindi per tutti i contribuenti, anche quelli non credenti.

Ci pare proprio che le prese di posizione dell’assessore Sernagiotto sono assolutamente dannose, e la sussidiarietà nel campo dell’istruzione, che tanto piace anche al nostro premier, non è altro che la svendita della scuola statale”.

Mi vengono in mente le parole di Calamandrei sulla scuola pubblica e privata:

“Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? È un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica”.

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Info su Antonio Ricci

Pediatra e nel tempo libero segretario cittadino del PD di Pavia.
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