La legge elettorale #ascatolachiusa: come si sceglieranno i parlamentari e il governo

Mio intervento sul sito di Prossima Italia:

Ci continuano a ripetere che il Porcellum va cambiato perchè il cittadino deve poter scegliere i suoi rappresentanti. Logica conseguenza: andrebbero cancellate le famigerate liste bloccate.

Bene, ricapitoliamo allora i capi saldi della legge elettorale su cui i partiti della strana maggioranza avrebbero trovato un accordo. Il sistema elettorale sarà di base proporzionale con uno sbarramento nazionale fissato al 5% e una clausola detta “salva Lega” che prevede uno sbarramento all’8 per cento in almeno tre circoscrizioni regionali.

Veniamo alla scelta dei parlamentari: il sistema di elezione avverrà con un mix di collegi uninominali e listini bloccati.

I rapporti tra i due canali di elezione non sono, però, ancora stati definiti con precisione. Comunque, poco meno della metà dei parlamentari sarà scelto come nel Porcellum: con liste bloccate, che adesso si chiameranno listini corti. Ovvero, i partiti potranno ancora nominare direttamente circa 200 deputati e 100 senatori.

L’altra metà dei parlamentari sarà scelto con collegi uninominali ma, attenzione, con un sistema di attribuzione dei seggi di base proporzionale. Si dice: c’è il collegio, la gente vota il candidato. Non è vero: i voti di ogni collegio verrano poi raggruppati per circoscrizione (quando grande, ancora non si sa) e i seggi assegnati proporzionalmente ai candidati che hanno preso la percentuale più alta nei singoli collegi. Insomma, non è affatto detto che chi prende più voti in un collegio venga eletto, né che chi ne prende meno sia escluso.

Per di più, questo sistema, già in uso per le elezioni provinciali (da cui il nomignolo di Provincellum), lascia ampi margini di accordi sottobanco ai leader dei partiti, soprattutto al Sud, dove ancora esistono i pacchetti di voti: mettimi un candidato scarso in quel collegio così eleggo il tizio che mi piace e io farò lo stesso con uno tuo.

Conclusione: i parlamentari saranno ancora scelti dai partiti e non dai cittadini.

Non è certo finita qui.

Il premio di maggioranza si trasforma nel premio al partito che prende più voti, e si dovrebbe aggirare tra il 15% e il 12%. Quindi si torna automaticamente a votare il partito a scatola chiusa e non la coalizione che vincendo governerebbe il nostro paese. Il cittadino vota e non sa come verrà utilizzato il suo voto, si dovrebbe cioè fidare dei partiti in un momento in cui meno del 5% degli elettori ne ha fiducia.

Si finge quindi di ignorare un piccolo dettaglio: molti elettori scelgono un partito anche in base alle alleanze che questo farà. La conclusione è che il governo verrà scelto dalle segreterie romane dopo il voto e non dai cittadini.

Una riforma elettorale che pare fatta apposta per tirare la volata all’astensionismo e al movimento di Grillo.

Ci preme a questo punto sottolineare una questione assai importante: come, all’interno dei partiti e in particolare del partito democratico, saranno scelti i candidati da mettere nei listini corti bloccati e da far correre nei collegi uninominali. Ovviamente nessuna rassicurazione è venuta da parte del nostro segretario a proposito di una scelta attraverso le primarie.

Ci mancherebbe: a quel punto verrebbe meno il voto a scatola chiusa.

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Info su Antonio Ricci

Pediatra e nel tempo libero segretario cittadino del PD di Pavia.
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11 risposte a La legge elettorale #ascatolachiusa: come si sceglieranno i parlamentari e il governo

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