Il tema è noto e stranoto: cambiare una classe dirigente che guida il centrosinistra da circa 20 anni, sempre con le stesse facce.

Quella classe dirigente che aveva portato alla famosa frase di Nanni Moretti: “con questa classe dirigente non vinceremo mai” pronunciata a piazza Navona nel lontano 2002”.
Le primarie sono un valido strumento oltre ad essere l’atto stesso con cui è nato lo stesso partito democratico nel 2007.
Primarie per la leadership e siamo sicuri che Bersani, come ha detto più volte, le farà.
Primarie per la scelta dei scelta dei parlamentari.
Perché guardate che la questione non è Grillo e l’antipolitica.
È la richiesta esasperata di cambiamento che i cittadini rivolgono alla politica dopo anni di occasioni perdute che hanno divorato la fiducia nei partiti e nel Parlamento, portandola al livello più basso d´Europa.
Grillo è la spia di tutto questo, è una valvola di sfogo.
Noi dobbiamo tenere conto di questo, delle domande di rinnovamento profondo, di una una politica più sobria, di, di maggiore trasparenza, di temi precisi e soprattutto moderni contemporanei.
E dobbiamo migliorare la nostra proposta sia sul versante del rinnovamento e della trasparenza, sia su quello della proposta politica a tutti i livelli.
Dobbiamo fare molta attenzione anche perchè potremmo essere i prossimi ad essere travolti (dopo il PDL e la Lega Nord), anzi se non si cambia e non si rinnova il rischio è altissimo.
Penso che questo per noi sia il momento delle scelte e delle risposte chiare alle domande poste dagli elettori a tutti i livelli.
Soprattutto sul tema del ricambio e del rinnovamento.
Rinnovare la classe dirigente non è una questione personale, è una questione politica.
Per questo dobbiamo puntare con forza alla scelta dei parlamentari con le primarie da parte dei cittadini.
Questo non significa annullare i gruppi dirigenti nazionali ma rinnovarli profondamente SI.
La risposta non può essere:
Cioè spiegare che il nuovo lo sceglie il segretario e i califfi del PD .
E’ necessario introdurre elementi di contendibilità veri che portino a far emergere chi ha dato prova in questi anni di volere innovare veramente.
Soprattutto in Italia dove Paolo Baratta, sulla repubblica di ieri, descrive alla perfezione i meccanismi di selezione nostrani:
“Da noi c’è un elemento patologico molto italiano, tutto, anche la cultura è poltrona, serve a sistemare gente, a premiare quelli della tua parte politica, ad assicurare stipendi. La corsa indiscriminata a una carica, la distribuzione cieca agli incarichi, impedisce che si formi una vera classe dirigente al di là di ogni appartenenza politica, che consenta un sistema di selezione dei valori e delle competenze”.
Il problema italiano è proprio questo, ed è questo circolo vizioso che va rotto ad ogni costo e con grande coraggio.






























Dei giovani freschi ed esperti, e del “ma adesso tocca a me”, occorre capire chi valuterà la quantità e la qualità dell’esperienza.
A me pare il promo dei collegi uninominali: chi sceglierà i candidati?
risposta: adesso tocca a me.
E’ lo spoil system, bellezza.
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