Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre.
Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa 100 kg di esplosivo a bordo (semtex e/o tritolo) detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, ferito mentre parcheggiava uno dei veicoli della scorta.
Da allora 20 anni di depistaggi da parte di apparati dello stato a tutti i livelli.
Ci resta tantissima amarezza.
Un consiglio in questo anniversario, leggete:
“Il vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino. Una storia di orrore e menzogna” di Enrico Deaglio.
E ci restano le parole e il lavoro di Paolo Borsellini:
“Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”
Paolo Borsellino






























