Se 75.000 firme contro i caccia F-35 non bastano le raddoppieremo. Non è affare da pacifisti ma da gente responsabile riguarda anche te

Lo Joint Strike Fighter o F-35 è il cacciabombardiere più costoso della storia.

L´Italia ne ha ordinati 131, costo per ogni cacciabombardiere 130 milioni di euro.

Si un cacciabombardiere costa 130 milioni di euro.

Costo complessivo dell’operazione 13 miliardi in dodici anni.

Il nuovo annuncio del ministro Di Paola di riduzione a 90 esemplari non significa nulla: nessun contratto è ancora stato firmato.

In più il costo sarà destinato ad aumentare, vista la necessità di modifiche al progetto originale: solo in marzo  la commissione del Pentagono che sta esaminando i prototipi dell´F-35 ha chiesto 725 correzioni, dal casco del pilota al sistema di aggancio in atterraggio, che ha fallito tutti i test sul campo.

Il costo di questi cacciabombardieri è talmente caro che tutti i paesi interessati ci stanno ripensando.

Non a caso la scorsa settimana, in maniera compatta, il Parlamento Olandese ha votato una risoluzione per uscire dal programma dando indicazione in tal senso al governo che uscirà dalle elezioni, mentre l’Australia ha deciso a maggio di spostare di ulteriori due anni la propria decisione di acquisto.

Roventi polemiche sono invece in corso sia in Canada che in Norvegia perché le scelte di partecipazione al progetto JSF sono derivate da dati fasulli ed incompleti forniti deliberatamente da ufficiali militari favorevoli al caccia F-35.

Il Governo italiano invece continua per la sua strada e non intende avere una franca discussione né in Parlamento né con un confronto con la società civile rappresentata dalla nostra Campagna.

Non ci si deve stupire del mantenimento di questa linea da parte del Ministero della Difesa, perché è stato l’attuale Ministro-Ammiraglio Di Paola a sottoscrivere (poco più di 10 anni fa nel giugno 2002) la partecipazione italiana alla fase di sviluppo del Joint Strike Fighter.

Ma continuare a negare l’evidenza dei problemi tecnici (ribaditi anche in un recente rapporto del Government Accountability Office statunitense) e a ribadire i miraggi di mirabolanti ritorni occupazionali, industriali e tecnologici (messi implicitamente in dubbio dalla stessa Finmeccanica in una comunicazione ufficiale al Parlamento) costituisce solo una presa in giro verso gli italiani.

Che invece devono affrontare i tagli e i sacrifici imposti da questo Governo al fine di salvaguardare scelte di bilancio che, in alcuni casi come quello dell’F-35, sono davvero incomprensibili.

Il tema del caccia F-35 si inserisce però nella più ampia discussione sulla spesa militare del nostro paese, anche alla luce della revisione dello strumento militare (il cosiddetto DDL Di Paola) in corso di discussione in Parlamento e della “spending review” varata dal Governo.

Con la spesa complessiva prevista nel corso degli anni per gli F-35 si sarebbero potute evitare le scelte più rovinose confermate nei giorni scorsi: il taglio agli enti locali, la riduzione dei posti letto negli ospedali, le misure di revisione del sistema delle tasse universitarie.

Ad esempio con il risparmio della mancata acquisizione di 10 caccia bombardieri F-35 avremmo potuto salvaguardare i 18mila posti letto che verranno tagliati negli ospedali nei prossimi mesi.

Nel corso degli ultimi mesi di mobilitazione (all’interno della seconda fase di “Taglia le ali alle armi!”, campagna iniziata nel 2009 e rilanciata a settembre 2011) oltre 75.000 firme cittadini, 650 associazioni e più di 60 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni) hanno deciso di sostenere la richiesta per una cancellazione del programma. La giornata odierna intende concludere un percorso che ha visto una crescita di consapevolezza sulla questione da parte dell’opinione pubblica stimolata anche dai dati prodotti dalla Campagna “Taglia le ali alle armi”. Dati e considerazioni che smentiscono la posizione ufficiale del nostro Ministero della Difesa sia sui costi sia sullo stato di avanzamento del programma F-35.

Possiamo tranquillamente dire che opporsi agli F35 e al DDL Di Paola non è affare da pacifisti ma da gente responsabile, molto semplice.

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Info su Antonio Ricci

Pediatra e nel tempo libero segretario cittadino del PD di Pavia.
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2 risposte a Se 75.000 firme contro i caccia F-35 non bastano le raddoppieremo. Non è affare da pacifisti ma da gente responsabile riguarda anche te

  1. theaticand12 scrive:

    Mi piace il tuo post, così professionale

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