Il governo Monti nasce in condizioni di emergenza: “per non fare la fine della Grecia”, detto in parole povere.
Un governo in cui i ministri sono stati scelti dal solo premier in base alla competenza.

Senza mediazioni con i partiti che hanno deciso di sostenerlo.
Viste le condizioni economiche e il quadro internazionale la scelta si è rivelata giusta.
E’ indubbio che il cambio di passo rispetto al governo Berlusconi ci sia stato (non ci voleva molto del resto).
L’Italia ha recuperato la sua dignità nel quadro internazionale, si è posta a livello europeo come motore dell’assedio alla Germania per tentare di aggiungere sviluppo ai tagli allo stato sociale.
La coalizione che sostiene Mario Monti presenta forti punti di incoerenza che possono essere superati occupandosi solo dell’emergenza economica e chiudendo gli occhi su diritti civili, scuola e ricerca scientifica, politiche per la cittadinanza ed immigrazione, difesa, nucleare, beni comuni, sviluppo sostenibile, giustizia, regolamentazione delle reti televisive.
Ora in vista del 2013 la tentazione di riproporre un governo Monti questa volta in chiave politica è molto forte.
Lo stesso Monti prende in considerazioni questa ipotesi, dopo averla negata per molto tempo.
E’ la strada prediletta da Casini ed è l’unica strada che probabilmente terrebbe in gioco Berlusconi.
Ma un Monti a capo di un governo politico avrebbe la stessa forza rispetto ad un governo tecnico?
No. Perché i vari partito vorrebbe avere dei ministri, quindi si aprirebbe il manuale Cencelli tra: PDL, UDV, API, MPA, FLI, PD (o quella parte di PD che accetterebbe una soluzione di questo tipo ovviamente).
Un governo siffatto avrebbe moltissime difficoltà a lavorare per i vati incrociati tra ministri politici.
Sarebbe sicuramente tutta un’altra storia che potrebbe anche non essere così positiva per il nostro paese.

































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