Pavia: I politici pavesi che andavano da Neri e Chiriaco indagati nel’inchiesta milanese sulla ‘ndrangheta. Perché? domande che necessitano di una risposta

Riporto l’intervento di Stefano Pallaroni sulla Provincia Pavese di oggi che pone domande che necessitano di risposte:

“Se l’avvocato Pino Neri è un mafioso e se il dottor Carlo Chiriaco, già direttore dell’Asl di Pavia, è da condannare per concorso esterno con la ’ndrangheta lo stabilirà il tribunale di Milano. Intanto emerge che alcuni pavesi si rivolgevano a loro come si fa con le persone di rispetto, influenti e capaci di gestire i voti di tanti cittadini. Alcuni pavesi hanno pensato, anche prima delle elezioni del 2009, che andando da Neri e Chiriaco sarebbe stato più facile essere eletti. Perché mai? Perché Ettore Filippi, che ha cavalcato giunte di destra e di sinistra, è andato da Neri a chiedere voti nonostante una dote elettorale storicamente fedele e affidabile? Perché il sindaco Cattaneo è andato a casa di Neri “un paio di volte” tra cui una cena elettorale dove non c’erano più di dieci persone? E perché l’avvocato Pietro Trivi, che ha difeso Chiriaco in diverse cause, a Milano spiega che per il posto in Consiglio comunale si è dovuto far aiutare da lui? Perché Filippi, già poliziotto antiterrorismo, si è rivolto a Neri già condannato nell’ambito del processo sull’inchiesta La notte dei fiori di San Vito negli anni Novanta? E perché da Neri ci è andato anche Cattaneo, fresco di aspetto e modi, lui che coltiva l’ambizione di cambiare volto alla destra politica nazionale? Andiamo però oltre le ammissioni dei tre politici e oltre le parole di Giancarlo Abelli, l’onorevole di Broni che al processo ha confermato l’annosa amicizia con Chiriaco. E lasciamo da parte anche la vicenda di Angelo Ciocca, il leghista che ha sfiorato quota 19mila voti alle elezioni regionali e che in tribunale testimonierà il 12 luglio. Basterebbero Neri e Chiriaco per raccontare come vanno le cose a Pavia da almeno 30 anni. Prima o poi lo faranno. Non hanno bisogno di rivelare chissà quali storie di mafia. Per formattare l’andazzo alla pavese basterebbe che Neri e Chiriaco raccontassero della fila di persone che negli anni hanno bussato alla loro porta. Neri ha già cominciato. Emblematiche le sue parole sui rapporti con Chiriaco: “Siamo amici da anni, ma non esiste un solo fatto illecito che possa essere addebitato a entrambi (…) Ho le mie responsabilità, ma voglio che da questo processo escano tutte le sfaccettature della figura di Pino Neri. Dove avrei esercitato i miei metodi mafiosi? (…) Se ho telefonato a Filippi e se lui è venuto da me a chiedere il mio aiuto elettorale forse è perché non sono un criminale”. E da raccontare avrebbe pure Chiriaco, presunto grande elettore, ma anche immobiliarista e con interessi almeno in un locale come quelli che a Pavia spuntano come funghi. Neri e Chiriaco sono la prova vivente dei troppi pavesi che cercano scorciatoie. E se Neri ha la rogna – e parafrasiamo le sue parole in tribunale – non è il solo a sentirne il fastidio e se ha infettato la città, non è l’unico responsabile dell’epidemia. A Milano si è presentato con vistosa barba anche l’ex prefetto Buffoni. Ha detto che a Pavia a dargli problemi sono state solo rapine e furti. Poi ha aggiunto che nella sua relazione, seguita all’indagine sull’Asl sugli arresti del luglio 2010, aveva annotato vicende da chiarire su un progetto di un ospizio ad Albuzzano e su una promessa fatta da Chiriaco per un’assunzione. Buffoni è certo al corrente che mafia non è solo pallottole e sangue, di solito indicatori di situazioni limite o di accordi finiti male. Mafia sono anche i grovigli di interessi dove a fare affari sono i soliti noti e le poltrone le occupano sempre gli stessi; così da far venire meno i diritti della maggioranza dei cittadini, che, giorno dopo giorno, si ritrovano con spazi e opportunità ridotte, costretti ai compromessi per ottenere un lavoro e a ricorrere alle conoscenze per una prestazione sanitaria. Quando Buffoni era prefetto, Pavia ha avuto “ospite” nel centro storico il killer del clan dei Casalesi Giuseppe Setola detto “Peppe o’cecato” che sapeva persino sfruttare i condotti fognari di Pavia come via di fuga; e sempre in quel periodo ricoverato alla Maugeri c’è stato Francesco Pelle detto Cicciu u’pakistanu, che si aggirava nei corridoi della clinica in sedia a rotelle per via delle fucilate che, tempo prima, gli avevano spezzato la schiena in Calabria durante la faida tra Nirta-Strangio e Pelle-Vottari-Romeo. Fu arrestato all’alba, davanti al computer nella sua stanza singola della clinica che sorge ai confini del polo universitario del Cravino, da una squadra di carabinieri travestiti da medici e infermieri”.

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Info su Antonio Ricci

Pediatra e nel tempo libero segretario cittadino del PD di Pavia.
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Una risposta a Pavia: I politici pavesi che andavano da Neri e Chiriaco indagati nel’inchiesta milanese sulla ‘ndrangheta. Perché? domande che necessitano di una risposta

  1. Pietro Trivi scrive:

    Antonio ricci se vuoi mi inviti ad una serata pubblica e ti spiego chi era per me, ma non solo per me, Carlo Chiriaco. Così almeno finiamo questa storia. Va bene? Aspetto l’invito al più presto. Ti saluto.
    Pietro Trivi

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