Erano le 9,30 del mattino di quel 30 aprile 1982 quando la mafia uccideva, in piazza Generale Turba a Palermo, l’onorevole Pio La Torre, segretario del Pci siciliano e Rosario Di Salvo, suo amico e compagno di partito che l’accompagnava in macchina nei suoi spostamenti.

Uccidono l’uomo che prima di tutti gli altri intuisce che la mafia siciliana non è un problema di ordine pubblico ma “questione nazionale”, il parlamentare che vuole una legge che segnerà per sempre la nostra storia: essere mafioso è reato.
Chiede di strappare i patrimoni ai boss, tutti lo prendono per un visionario.
Dicono che è ossessionato da mafia e mafiosi, anche nel suo partito ha fama di “rompicoglioni”.
Al presidente del Consiglio Giovanni Spadolini propone di inviare a Palermo come prefetto il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, il carabiniere che ha sconfitto il terrorismo.
Non fa in tempo a vederlo sbarcare, l’ammazzano prima.





























