Berlusconi vuole mettere il bavaglio alla libertà di informazione attraverso il ddl detto “legge bavaglio”.

Non può legare le mani ai pubblici ministeri, perché su questo non lo seguirebbe la Lega, agisce allora sulla stampa, ripropone il bavaglio e il black out sulle conversazioni registrate nelle inchieste.
Cosa prevede la legge: da un lato il bavaglio alla stampa, vietando di pubblicare, “anche nel contenuto”, di tutti gli atti processuali fino al dibattimento. Dall’altra, il tentativo di indebolire lo strumento delle intercettazioni rendendolo sempre più difficile da usare per i pm con il tetto dei reati portato a cinque anni (si possono intercettare conversazioni che prefigurano un reato che preveda una pena superiore ai 5 anni) poi la durata delle intercettazioni, a singhiozzo con pacchetti da 15 giorni rinnovabili a patto di avere nuove ragioni per chiedere il rinnovo.
Quindi cillegina sulla torta: la norma ammazza blog. La norma che mette il “bavaglio” al Web è all’articolo 1, comma 29 del ddl che porta il nome dell’ex ministro della Giustizia, Angelino Alfano. La disposizione spaventa gli autori di blog e siti perché prevede multe fino a 12 mila euro per chi di loro non pubblichi una rettifica “entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono” senza alcun diritto di replica.
Imporre un obbligo di rettifica a tutti i produttori non professionali di informazione, significa fornire ai nemici della libertà di informazione, una straordinaria arma di pressione, se non di minaccia, per mettere a tacere le poche voci fuori dal coro, quelle non raggiungibili, neppure nel nostro Paese, attraverso una telefonata all’editore e/o al principale investitore pubblicitario. Quanti blogger rischierebbero 12 mila euro per difendere la loro libertà di parola?
Giovedì il ddl arriva in parlamento.
E’ necessaria la mobilitazione di tutti. Partiti di opposizioni, associazioni, liberi cittadini per fermare questa vergogna!





























