“Mi ha cacciato, ma non mi dimetto da Montecitorio. Lui ha logica aziendale, ma io non sono un ad”. Poi Fini annuncia appoggio “condizionato” all’esecutivo: “Lo sosterremo in base alle scelte. Difenderò legalità, garantismo non è impunità“.
La “disinfestazione” dall’insetto finiano è solo all’inizio. E pochissimi nel Pdl rimasto fedele al Cavaliere si rendono conto di quanto la faccenda somigli, nel linguaggio e nelle forme, alla prassi del Politburo nella vecchia Unione Sovietica o dei regimi fascistoidi.
La logica con cui ragiona Bossi non è dissimile, anzi forse peggiore.



























