Faccio ancora una riflessione suggeritami dagli eventi politici pugliesi.
Per lungo tempo Massimo D’Alema ha rappresentato l’incarnazione di un’idea antichissima e persino iperazionale della politica.
La sublimazione della realpolitik, la necessità della manovra di corridoio non come compromesso di bassa lega, ma come apogeo delle irrevocabili leggi dettate dalla scienza machiavellica.
Una specie di gioco del “risiko” che si vuole poi applicare alla realtà. Nella convinzione che il politico di corso la sappia lunga, sia al di sopra degli altri.
Un modo di vedere le cose della politica che non regge in questa società “liquida”. Serve un partito solido ma non staccato dalla società, dentro il suo fluire sempre più confuso. In questa società è necessario ritrovare e mettere in campo idee, ideali, cuore e passione (non tattiche da corridoio dei palazzi)!


























