Finalmente, esce come uno sfogo!
MICHELE SERRA
L´antirazzista che dà pubblicamente dello stronzo al razzista, specialmente in questo scorcio storico e in questo paese, è davvero spiazzante. Perché il politicamente corretto, tra i suoi tanti pregi, ha anche l´inconveniente di costringere chi lo usa a un controllo delle parole piuttosto rigido: e l´eufemismo, si sa, non sempre è espressivo. Mentre il razzismo di nuovo conio (vedansi i Gentilini, i Borghezio, i Bossi, i Salvini, e si è obbligati a citare mezzo stato maggiore leghista) rivendica il suo lessico sbrigativo e spesso trucido come un merito.
Il merito di dare finalmente rappresentanza politica alla spontaneità “popolare”. Tanto che un senatore leghista, nel corso di un dibattito televisivo, fece al sottoscritto, senza alcuna ironia, questa illuminante confessione: “Io sono maleducato perché rappresento elettori maleducati”.
Così, per lunghi anni, offende ma non sorprende che Bossi (ministro della Repubblica) chiami Bingo Bongo gli africani; che il sindaco di Treviso Gentilini inviti a sparare agli immigrati “come ai leprotti”; che Borghezio disinfetti i treni frequentati dalle prostitute nigeriane, dia fuoco ai pagliericci dei clochard, gridi “fuori dai coglioni!” a non so quale etnia sgradita; che il capogruppo al Comune di Milano Salvini apparenti la questione dei rom alla derattizzazione, oppure inviti i napoletani a lavarsi. Che, insomma, non da emarginate spelonche politiche, come avviene in mezza Europa, ma da ruoli istituzionali, da uomini di questo governo, arrivi il vento fetido della discriminazione etnica e della derisione degli ultimi.
E dunque, dare dello “stronzo” a un razzista spariglia davvero le carte, specie se a farlo è, nell´ordine, la terza carica dello Stato; un leader solidamente di destra; infine una persona che non annovera la vivacità di eloquio tra le sue migliori armi. Va aggiunto che Gianfranco Fini ha scelto con notevole cura, oppure con felice istinto, il contesto nel quale calare il suo vivace testo. Stava parlando a un gruppo di ragazzi immigrati di un istituto romano, che all´insulto razzista sono piuttosto abituati, al turpiloquio anche, e non c´è dubbio che la frase “incriminata” sia costruita con efficacia retorica: «Qualche volta vi pesa essere qui (in Italia, nrd)? C´è qualcuno che ve lo fa pesare? O qualche volta c´è qualche stronzo che dice qualche parola di troppo?»
Il rischio della sortita del presidente della Camera è che il significato del suo discorso, non nuovo ma comunque sacrosanto, venga messo in ombra dal clamore di una sola parola: esemplare (in senso tecnico), ma appena una parola. Mentre pochi secondi prima, e dopo, ha dato sostanza al suo pensiero, e alle preoccupazioni di molti italiani. Per esempio accusando l´informazione di scorrettezza e superficialità quando titola «rumeno scippa», o «magrebino stupra», perché così «si forma nei cittadini la convinzione che ci sia un´equazione tra lo straniero e il delinquente». Perfetto. Del resto in molti paesi democratici, tra i quali spiccano gli Stati Uniti, il codice di autoregolamentazione dei media è, in questo campo, rigidissimo.
L´istigazione all´odio razziale e peggio ancora la sua pratica sono, prima ancora che un reato, un attacco frontale alla democrazia, alla libertà, ai diritti. Il presidente della Camera ha trovato un modo molto vigoroso e irrituale per dirlo. In sede di commento si possono arzigogolare, in merito, mille considerazioni diverse. Nessuna delle quali, però, può prescindere dal sentimento di sollievo di molti italiani, già convinti in proprio che il razzismo sia una cosa da stronzi: da ieri, è un´idea istituzionale.
Da La Repubblica del 22.11.09


























