Processo breve: un film già visto

By Antonio Ricci

Ci risiamo: il centrodestra deve salvare il premier Silvio Berlusconi dai suoi processi. Il film si ripete. Adesso tocca al processo breve. Per i soli incensurati massimo due anni per ogni grado di giudizio. Il processo dovrà durare al massimo sei anni e vengono assegnati due anni di tempo per ogni grado di giudizio (in Italia ne sono previsti tre), già finire il primo grado diventerebbe un´impresa ardua. Anche perché l´inizio del processo verrebbe calcolato non dalla prima udienza dibattimentale, ma dalla richiesta di rinvio a giudizio. E in media i processi italiani durano otto anni. La giustizia italiana necessita di un forte intervento di riforma e di robusti aiuti finanziari. Non è possibile che per alcuni processi ci siano attese di 10 anni. Molti tribunali non hanno neppure i soldi per la cancelleria oltre ad essere cronicamente sotto organico. Si metta mano ad un discorso di riorganizzazione della magistratura e si forniscano le risorse economiche necessarie a farla funzionare. Questo sarebbe un discorso accettabile anzi auspicabile. Mentre la semplice introduzione della norma del processo breve oltre a salvare Silvio Berlusconi, fa saltare troppi processi in corso. Uno dei crac finanziari più grandi d´Europa, lo scandalo Parmalat che ha coinvolto oltre 100mila risparmiatori con un buco da 14 miliardi di euro, sarebbe già prescritto. E così altri processi, come quello Cirio a Roma. Difficilmente invece arriverebbero alla fine Antonveneta a Milano, il processo Eternit a Torino o lo scandalo rifiuti a Napoli. La mannaia della prescrizione breve grava su tutti i più celebri dibattimenti in corso, nei quali sono imputati nomi altisonanti, come l´ex governatore della Banca d´Italia, Antonio Fazio, il presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, ex imprenditori del calibro di Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti, ma anche politici come Antonio Bassolino. A questa operazione ci opponiamo in maniera netta.

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