Archivio per novembre 2009

Firma l’appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra

28 novembre 2009

FIRMA L’APPELLO

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell ‘impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele

25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne

25 novembre 2009

In Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nella sua vita è stata vittima della violenza di un uomo. Secondo i dati dell’Istat, sono 6,743 milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale, tre milioni quelle che hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata. Si tratta di violenze domestiche soprattutto a danno di mogli e fidanzate: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte e in questo caso lo stupro è reiterato. Il 6,6% delle donne ha subito una violenza sessuale prima dei 16 anni, e più della metà di loro (il 53%) non lo ha mai confidato a nessuno. Gli autori sono degli sconosciuti una volta su quattro, nello stesso numero di casi sono parenti (soprattutto zii e padri) e conoscenti.

Per fare uscire dal silenzio questa drammatica situazione si celebra il 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita con la risoluzione n. 54/134 dalle Nazioni Unite nel 1999 al fine di sensibilizzare governi, istituzioni e società civile. L’Onu ha scelto questo giorno per commemorare la tragica vicenda delle tre sorelle Mirabal violentate, pugnalate e strangolate il 25 novembre del 1960, per ordine del dittatore Trujillo.

Basta leggi ad personam

23 novembre 2009

“Io – commenta il presidente emerito della Repubblica – per il ruolo che ho ricoperto non uso firmare appelli. Ma condivido dalla prima all’ultima riga quello di Saviano. Risponde a uno dei principi che mi hanno guidato per tutta la vita. E il fatto che abbia ottenuto così tante adesioni rappresenta una speranza, soprattutto per i giovani. È il vecchio motto dei fratelli Rosselli: non mollare. Loro pagarono con la vita la fedeltà a questo principio. Qui ed ora, in Italia, non c’è in gioco la vita delle persone. Ma ci sono i valori per i quali abbiamo combattuto e nei quali abbiamo creduto. In ballo c’è la buona democrazia: credetemi, è abbastanza per non mollare”. Carlo Azeglio Ciampi

Dal 1994 diciotto leggi ad personam: otto proteggono e rafforzano i suoi affari, dieci lo tutelano dalla legge.

I razzisti sono degli stronzi!

22 novembre 2009

Finalmente, esce come uno sfogo!

MICHELE SERRA

L´antirazzista che dà pubblicamente dello stronzo al razzista, specialmente in questo scorcio storico e in questo paese, è davvero spiazzante. Perché il politicamente corretto, tra i suoi tanti pregi, ha anche l´inconveniente di costringere chi lo usa a un controllo delle parole piuttosto rigido: e l´eufemismo, si sa, non sempre è espressivo. Mentre il razzismo di nuovo conio (vedansi i Gentilini, i Borghezio, i Bossi, i Salvini, e si è obbligati a citare mezzo stato maggiore leghista) rivendica il suo lessico sbrigativo e spesso trucido come un merito.

Il merito di dare finalmente rappresentanza politica alla spontaneità “popolare”. Tanto che un senatore leghista, nel corso di un dibattito televisivo, fece al sottoscritto, senza alcuna ironia, questa illuminante confessione: “Io sono maleducato perché rappresento elettori maleducati”.

Così, per lunghi anni, offende ma non sorprende che Bossi (ministro della Repubblica) chiami Bingo Bongo gli africani; che il sindaco di Treviso Gentilini inviti a sparare agli immigrati “come ai leprotti”; che Borghezio disinfetti i treni frequentati dalle prostitute nigeriane, dia fuoco ai pagliericci dei clochard, gridi “fuori dai coglioni!” a non so quale etnia sgradita; che il capogruppo al Comune di Milano Salvini apparenti la questione dei rom alla derattizzazione, oppure inviti i napoletani a lavarsi. Che, insomma, non da emarginate spelonche politiche, come avviene in mezza Europa, ma da ruoli istituzionali, da uomini di questo governo, arrivi il vento fetido della discriminazione etnica e della derisione degli ultimi.

E dunque, dare dello “stronzo” a un razzista spariglia davvero le carte, specie se a farlo è, nell´ordine, la terza carica dello Stato; un leader solidamente di destra; infine una persona che non annovera la vivacità di eloquio tra le sue migliori armi. Va aggiunto che Gianfranco Fini ha scelto con notevole cura, oppure con felice istinto, il contesto nel quale calare il suo vivace testo. Stava parlando a un gruppo di ragazzi immigrati di un istituto romano, che all´insulto razzista sono piuttosto abituati, al turpiloquio anche, e non c´è dubbio che la frase “incriminata” sia costruita con efficacia retorica: «Qualche volta vi pesa essere qui (in Italia, nrd)? C´è qualcuno che ve lo fa pesare? O qualche volta c´è qualche stronzo che dice qualche parola di troppo?»

Il rischio della sortita del presidente della Camera è che il significato del suo discorso, non nuovo ma comunque sacrosanto, venga messo in ombra dal clamore di una sola parola: esemplare (in senso tecnico), ma appena una parola. Mentre pochi secondi prima, e dopo, ha dato sostanza al suo pensiero, e alle preoccupazioni di molti italiani. Per esempio accusando l´informazione di scorrettezza e superficialità quando titola «rumeno scippa», o «magrebino stupra», perché così «si forma nei cittadini la convinzione che ci sia un´equazione tra lo straniero e il delinquente». Perfetto. Del resto in molti paesi democratici, tra i quali spiccano gli Stati Uniti, il codice di autoregolamentazione dei media è, in questo campo, rigidissimo.

L´istigazione all´odio razziale e peggio ancora la sua pratica sono, prima ancora che un reato, un attacco frontale alla democrazia, alla libertà, ai diritti. Il presidente della Camera ha trovato un modo molto vigoroso e irrituale per dirlo. In sede di commento si possono arzigogolare, in merito, mille considerazioni diverse. Nessuna delle quali, però, può prescindere dal sentimento di sollievo di molti italiani, già convinti in proprio che il razzismo sia una cosa da stronzi: da ieri, è un´idea istituzionale.

Da La Repubblica del 22.11.09

La consulta boccia la divisione tra gestione ed erogazione dell’acqua

21 novembre 2009

La Corte Costituzionale (il 20/11/2009) dice sì alla gara obbligatoria per affidare i servizi idrici prevista dalla legge regionale della Lombardia del 2006, ma che però è stata cambiata lo scorso gennaio – dopo le proteste e la richiesta di referendum da parte di oltre 150 Comini – aprendo anche alla possibilità della gestione in-house, cioé diretta, da parte degli enti locali.

La consulta però boccia un altro punto della norma regionale contro cui aveva fatto ricorso il governo nazionale, la parte cioé che prevede la divisione fra l’erogazione del servizio e la gestione delle reti.

I dicoccupati aumentano ma il governo si occupa della giustizia….secondo Silvio

20 novembre 2009

Ddl sul processo breve brucia le tappe in parlamento

19 novembre 2009

Al Senato il ddl sul “processo breve” conquista il nastro di partenza in commissione per martedì 24 novembre.

È intenzione dei pidiellini che lo firmano, i capigruppo Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, fargli bruciare le tappe e approvarlo prima di Natale, per ottenere poi una rapida navetta con la Camera.

Il testo, che serve subito a Berlusconi per stoppare i processi Mills e Mediaset, verrà rimaneggiato ma sarà approvato.

Certo, il suo destino è poi legato alla firma di Napolitano e al verdetto della Consulta, cui di sicuro si rivolgeranno i giudici.

Il sì del capo dello Stato dipenderà anche dalle valutazioni sull´impatto che il ddl avrà sui processi.

 

Napolitano non firmare!

L’appello di Saviano.

No alla privatizzazione dei monopoli

18 novembre 2009

Ci si avvia a votare nei due rami del parlamento il cosidetto ‘decreto Ronchi’ che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati.

E’ necessario che il centrosinistra rifletta a tutto campo sul tema delle liberlizzazioni.

Si può liberalizzare un monopolio? La risposta secca è NO!

Il libero mercato ha la sua anima in una concorrenza rigidamente regolata. Un monopolio per definizione non prevede concorrenza.

Facciamo un esempio : le autostrade. Se accanto alla rete esistente si fosse potute costruire tre o quattro reti in concorrenza tra di loro il raguinamento poteva avere un senso. Ovviamente questo non è assolutamente possibile ne tanto meno auspicabile.

Che senso ha quindi dare un monopolio nelle mani di un privato. Il privato non avrà concorrenza, anche se non cura le reti autostradali potrà comunque stabiljre le tariffe che vuole. Il suo guadagno non va a beneficio della collettività. Un non senso.

Tanto più se si parla di acqua, della sua distribuzione ed erogazione che sono unica cosa. A differenza di quello che pensa il centrodestra in Lombardia.

FIRMIAMO L’APPELLO DI ROBERTO SAVIANO

15 novembre 2009

Presidente ritiri quella norma del privilegio

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

PER FIRMARE L’APPELLO

Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

Da La Repubblica.it

Introdotta la discriminazione su base etnica e di censo

14 novembre 2009

Valutiamo oggi un aspetto del mostro giuridico chiamato “proceso breve”, la discriminazione nei confronti degli extracomunitari introdotta nella legislatura italiana e la considerazione dello scippo come reato più grave della coruzzione.

Quale miglior commento delle parole di Gad Lerner su La Repubblica:

“Pur di acquisire il consenso della Lega a un provvedimento di vitale interesse per il loro principale, i maldestri giuristi di Berlusconi, in spregio al codice penale, patrocinano una riforma del processo che modifica profondamente il senso comune di giustizia e lo stesso orizzonte dei valori civili.

Di fatto, introducono nel diritto italiano il principio della discriminazione su base etnica e di censo. Come definire altrimenti la scelta di escludere dal beneficio della prescrizione gli imputati di immigrazione clandestina? Questo prevede il disegno di legge “per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”. Una scelta inequivocabile, come del resto quella di considerare il furto e lo scippo reati più gravi della corruzione.

Esprimendo “indignazione e tristezza”, lo denuncia il padre gesuita Giovanni La Manna: “La già insensata fattispecie di reato di immigrazione clandestina, semplice contravvenzione punita con un´ammenda, da oggi viene equiparata ai reati di mafia e terrorismo”. Non è un paradosso. Lo straniero irregolare, se approvata la nuova legge, subirà la medesima limitazione di garanzie riservata a presunti mafiosi e terroristi.

La fretta di escogitare un salvacondotto che preservi un singolo potente dal naturale corso della giustizia genera dunque un mostro giuridico. La destra al governo, vincolata dall´allarme sociale che la sua stessa propaganda ha esasperato, agita come un vessillo la fermezza nei confronti della microcriminalità di strada e degli stranieri irregolari, sebbene in realtà oggi stia perseguendo l´impunità dei suoi vertici. Le riesce impossibile coniugare garantismo e populismo. Ridisegna piuttosto un´iniqua mappa dei cittadini meritevoli di essere protetti dalle lungaggini dei tribunali; da privilegiare rispetto ad altri, indegni perché estranei ai suoi criteri di onorabilità.

È tipico di un regime plutocratico e demagogico tollerare la corruzione come reato meno grave dello scippo. Confidando sul fatto che un´anziana cui hanno strappato la borsetta al mercato desideri giustamente la punizione severa del «suo» ladro, rassegnata viceversa all´inevitabile spregiudicatezza di chi sta troppo in alto, intoccabile. Vogliono convincerla che il governante è perseguitato per invidia o fanatismo politico. Come ricompensa, la rassicurano: lo straniero suo vicino di casa resterà perseguibile. C´è un diritto mite per la gente perbene, di cui anche lei fa parte, e un diritto implacabile per gli estranei.

La colpa originaria del clandestino sia dunque imperscrittibile. Egli appartiene a una categoria destinata a restare priva di garanzie. Il principio costituzionale dell´uguaglianza di fronte alla legge non deve riguardarlo. Tale riforma del diritto, che spacca in due la cittadinanza, trova conferma nella norma che privilegia gli incensurati rispetto a coloro che hanno precedenti penali quand´anche siano processati insieme per il medesimo reato: dopo due anni il giudice dovrà prosciogliere l´incensurato, ma non il suo complice recidivo.

La carica ideologica della norma che rende imperscrittibile la condizione di «clandestino» sovrasta i suoi effetti pratici. Sappiamo bene che il reato di immigrazione illegale minaccia l´esistenza di molti stranieri cui è scaduto il permesso di soggiorno – e non solo coloro che varcano di nascosto le nostre frontiere – senza che la salatissima multa eserciti alcuna dissuasione concreta. Ma la regola introdotta su richiesta della Lega – a dispetto dell´equità giuridica e di quanto concordato al vertice del Pdl – sancisce una novità di portata storica.

La legge introdotta di recente, come è noto, punisce con la sola sanzione amministrativa il comportamento di chi si trova in Italia senza permesso. Pochi mesi dopo, a dispetto della norma appena stabilita, ecco che un nuovo disegno di legge ingigantisce la valutazione di gravità del medesimo comportamento fino a prevederne il trattamento giuridico speciale.”