Un bimbo che riposa cresce bene

Un bimbo che riposa cresce bene. mentre un bambino che dorme male, è un bambino che non rende. Iperattivo, agitato. Le difficoltà scolastiche e i problemi legati all’apprendimento, possono dipendere dalla cattiva qualità del sonno. Non sottovalutate l’importanza del sonno dei bambini.

Un bimbo che riposa cresce bene

Il sonno costituisce circa un terzo della nostra vita. Rappresenta un ampio periodo durante il quale l’organismo si riposa e risparmia energia. Non sappiamo con esattezza a cosa serva, ma sicuramente è importante studiarlo perché la qualità del sonno condiziona irrimediabilmente la qualità della nostra vita.

Ma a cosa serve il sonno? Quali sono i principali disturbi che ne compromettono la qualità? Quali esami si possono effettuare per risalire alle cause funzionali delle notti irrequiete dei piccoli?

Va specificato che esistono varie teorie circa l’utilità del sonno:

  • serve a ordinare quanto si assimila durante il giorno;
  • rappresenta il momento del riposo e permette alle cellule dell’organismo di ricaricarsi;
  • è funzionale allo sviluppo dell’essere umano. Non a caso, infatti, un neonato dorme circa 18 ore, che diminuiscono nelle successive fasi di crescita – da adulti si dorme meno di quanto si vorrebbe – fino ad arrivare all’età più avanzata, in cui si presentano problemi di insonnia e non si riesce più a dormire quanto si dovrebbe e come si vorrebbe.

Tra le funzioni del sonno, la più importante è legata al riposo, allo sviluppo cognitivo e all’apprendimento. Da questa considerazione è facile intuire come nel bambino il sonno sia un bene prezioso, indispensabile per il suo corretto accrescimento psico-fisico.

Negli ultimi anni c’è stata una sempre maggiore attenzione al sonno in età pediatrica e lo dimostra non solo la letteratura internazionale, ma anche la crescente richiesta di esami polisonnografci.

Un bambino che non dorme è un grosso problema, non solo per i suoi genitori, che devono gestirlo durante la notte, ma per l’atteggiamento che il bambino assumerà durante il giorno.

Circa il 20-25% dei bambini che vivono nei paesi occidentali presenta disturbi del sonno. Tale percentuale, già molto elevata, sembra essere in aumento a causa delle modificate abitudini sociali –più tempo davanti ai giochi, alla televisione, ai video-games- e alimentari, con un aumento dell’obesità.

I sintomi sono molto variabili a seconda del problema. Durante il sonno si possono segnalare:

  • russamento;
  • sudorazione profusa;
  • episodi di risveglio e sonno agitato;
  • terrore notturno;
  • enuresi (pipì a letto);
  • crisi di apnea con cianosi;
  • difficoltà respiratoria.

Generalmente la reazione diurna a un problema notturno è differente tra adulto e bambino: un adulto che non dorme è sonnolente e ha difficoltà a rimanere sveglio, soprattutto nei momenti più impegnativi della giornata.

Un bambino che non dorme, o dorme troppo poco, sarà al contrario iperattivo, irrequieto, difficile da calmare. Può inoltre presentare respirazione orale, alitosi, irritabilità o sonnolenza, disturbi dell’apprendimento e del rendimento scolastico, iperattività e deficit dell’attenzione, disturbi dell’umore e del comportamento fino ad arrivare ai ritardi psicomotori e dell’accrescimento.

Nella maggior parte dei casi la causa è imputabile all’ipertrofia adeno-tonsillare che gli specialisti otorinolaringoiatri, attraverso l’ausilio di altri esami funzionali, decideranno se risolvere attraverso una tonsillectomia o attraverso una terapia medica, con l’indicazione di altri specialisti.

Per studiare il sonno, e tutte le patologie che ne compromettono la qualità, si possono effettuare esami, volti alla registrazione e al monitoraggio del paziente durante le ore di sonno e di supporto all’identificazione di eventuali cause organiche legate al cattivo riposo. Laddove dalle indagini condotte non dovessero evidenziarsi problemi funzionali, di concerto con gli psicologi saranno approfonditi eventuali aspetti emotivi e psicologici del paziente che possono inficiare la qualità del suo sonno.

Il primo step di indagine è la saturimetria semplice o pulso-ossimetria, che registra la saturazione ematica dell’ossigeno e, se evidenziano eventuali desaturazioni, permettono di confermare in modo sufficientemente affidabile il sospetto di apnee notturne. Le apnee producono una diminuzione transitoria dell’ossigenazione, che interessa tutti gli organi in modo importante, non solo a livello periferico. Quindi un bambino che presenti apnee continue e frequenti, non avrà come effetto solo il russamento, ma presenterà un problema di tutto l’organismo. La prevalenza della sindrome di apnee ostruttive nei bambini è circa 0.7-3.0%.

Con la pulso-ossimetria notturna è possibile registrare anche le variazioni della frequenza cardiaca. Ossigenazione e frequenza cardiaca sono informazioni che permettono di confermare o escludere la presenza di una ipossia – condizione patologica determinata da una carenza di ossigeno nell’intero organismo – significativa.

Il dispositivo non è in alcun modo fastidioso: è costituito da un piccolo dispositivo collegato con un sensore cutaneo a livello del dito.

Un esame più approfondito è la polisonnografia, che può essere cardiorespiratoria o completa

La full Polysomnography –polisonnografia completa- registra anche canali elettroencefalografici, per studiare gli stadi del sonno attraverso una telecamera, che riprende sia i movimenti oculari che i movimenti mentonieri.

La polisonnografia completa rimane l’indagine di scelta in tutte le patologie complesse o di difficile interpretazione diagnostica.

Pubblicato in Consigli per i genitori, Infanzia, Pediatria, Ricerca scientifica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Influenza 2015: ritorna il vecchio ceppo ancora più aggressivo

l caldo sole estivo risplende ancora, ma dai laboratori del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità giunge, puntuale come ogni anno, una notizia che ci fa pensare al freddo autunnale: è stato individuato il ceppo della nuova influenza stagionale.

Pare che quest’anno il ceppo sia già noto, isolato per la prima volta in California nel 2009, ma considerato potenzialmente ancora più aggressivo. Parliamo del ceppo A H1N1, che continua a resistere dopo 5 anni.

Influenza 2015: ritorna il vecchio ceppo ancora più aggressivo

Ricordiamo che l’influenza non è un disturbo da prendere alla leggera. Il virus con il passare degli anni ha mantenuto la sua forza, causando conseguenze anche molto gravi nei soggetti più a rischio.

La vaccinazione è l’unica vera arma per combattere la diffusione del virus nei soggetti a rischio: anziani e portatori di patologie croniche. Il nuovo vaccino, preparato ad hoc, conterrà anche proteine da altri due ceppi: A H3N2, isolato in Svizzera, e B Phuket di origine asiatica.

Pubblicato in Infanzia, Pediatria, Ricerca scientifica | Contrassegnato , , , , , , | 1 commento

Leggere ad alta voce: una magia per il vostro bambino

Leggere ad alta voce un libro ai vostri piccoli è importante, per loro ascoltare la vostra voce è una magia.

Leggere ad alta voce: una magia per il vostro bambino

Leggere ad alta voce ai bambini fin dalla più tenera età è una attività coinvolgente: rafforza la relazione adulto bambino ed è la singola attività più importante che i genitori possano fare per preparare il bambino alla scuola.

Un bambino che riceve letture quotidiane avrà un vocabolario più ricco, si esprimerà meglio e sarà più curioso di leggere e di conoscere molti libri.

Leggere ad alta voce è piacevole e crea l’abitudine all’ascolto, aumenta i tempi di attenzione, accresce il desiderio di imparare a leggere.

L’elemento che più conta è lo stare insieme, condividere la lettura come un’attività semplice. Non sono richieste doti particolari di bravura o di tecnica, è sufficiente seguire il testo e intraprendere con il bambino una lettura dialogica, ricca di scambi affettivi.

Quando leggere con i bambini

  • si può riservare alla lettura un momento particolare della giornata: prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti, scegliendo dei momenti durante i quali siete entrambi più tranquilli, bastano pochi minuti al giorno
  • se il bambino si agita o è inquieto non è bene insistere
  • si può approfittare dei momenti di attesa: durante un viaggio, dal medico; la lettura sarà di conforto al bambino quando è malato

Continua a leggere

Pubblicato in Consigli per i genitori, Infanzia, Pediatria | Contrassegnato , , , , , , , , , | 1 commento

Cucciolo…

from Instagram: http://ift.tt/1MJRCyK
Pubblicato in Varie | Lascia un commento

Attenzione alle Meduse ma anche alle tracine, razze, ricci di mare. Ecco cosa fare in caso di incontro ravvicinato dei nostri bambini con questi animali

Il mare è ricco di pericoli tra cui : meduse ma anche tracine, razze, ricci di mare.

Le meduse sembrano dei polipi rovesciati. Hanno un aspetto gelatinoso, colori scintillanti, filamenti fluorescenti. È un piacere osservare l’agilità delle contrazioni che le fa muovere per propulsione. Eppure, a dispetto del loro aspetto elegante e sinuoso, le meduse possono rappresentare un fastidioso pericolo per i nostri bimbi. Ecco qualche consiglio su cosa fare in caso di contatto con questi affascinanti animali marini, composti per lo più di acqua e capaci di irritare la nostra pelle.

Attenzione alle Meduse ma anche alle tracine, razze, ricci di mare. Ecco cosa fare in caso di incontro ravvicinato dei nostri bambini con questi animali

La medusa punge?

No, la medusa non punge, né morde. I suoi tentacoli emettono una sostanza urticante per la pelle, che causa irritazioni cutanee dolorose, gonfiore e arrossamento. Per avere questa reazione cutanea, non è necessario essere sfiorati dalla medusa: basta solo entrare in contatto con il liquido urticante che libera attraverso i suoi filamenti.

Cosa si sente al contatto con la medusa?

Al primo contatto tra la pelle e la medusa, il bambino percepisce un forte bruciore e dolore. Subito dopo la pelle si irrita, diventa rossa, e compaiono piccoli pomfi (rigonfiamento della cute), tipo orticaria. La sensazione di bruciore comincia ad attenuarsi dopo 10-20 minuti. Poi il bimbo inizia ad avvertire un intenso prurito.

Se viene colpita un’area più estesa del 50% del corpo del bimbo, l’intensità di dolore e del bruciore può diventare insopportabile.

Cosa fare in caso di contatto?

La prima cosa da fare è tranquillizzare il bambino e farlo respirare normalmente. Se si è vicini alla riva, farlo uscire dall’acqua. Se ci si trova a largo, sorreggere il bambino e richiamare l’attenzione per farsi aiutare, specie se anche l’accompagnatore è venuto a contatto con la medusa. Per prima cosa verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani. Se non si dispone di medicamenti, può essere utile far scorrere acqua di mare sulla parte interessata per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata.

Come si deve curare la parte irritata?

La medicazione corretta consiste nell’applicazione di Gel astringente al cloruro d’alluminio. Il Gel astringente ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. Purtroppo non è ancora diffusa in Italia l’abitudine di portare con sé questo gel, che è utile anche per le punture di zanzara. In mancanza di questa pomata, si può usare una crema al cortisone anche se ha un effetto più ritardato (entrano in azione dopo 20-30 minuti dall’applicazione), cioè quando il massimo della reazione si dovrebbe già essere spenta naturalmente.

Continua a leggere

Pubblicato in Consigli per i genitori, Infanzia, Pediatria | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 1 commento