Sono in corso i funerali di Don Gallo.
Il prete degli ultimi.
Resterà sempre nei nostri cuori.

Sono in corso i funerali di Don Gallo.
Il prete degli ultimi.
Resterà sempre nei nostri cuori.

La legge elettorale denominata Porcellum va cambiata.

Lo dicono tutti e lo dicevano tutti.
A modificare sostanzialmente il quadro adesso però c’è in arrivo una sentenza della consulta che potrebbe spazzarlo via definitivamente.
Il PD vorrebbe in teoria il doppio turno alla francese ottima soluzione, visto il poco tempo però sarebbe d’accordo di tornare al Mattarellum.
Il PDL non vorrebbe cambiare legge elettorale o fare minimi cambiamenti.
Quindi la pensata del governo Letta è un minimo aggiustamento al Porcellum che eviti l’intervento della Consulta e non metta rischio la stabilità del governo stesso: un Porcellinum.
Un vera e prorpia schifezza non accettabile.
Lo dice Veltroni, Renzi.
P.S.: se mi rispondete che se si ritorna al Mattarellum cade il governo, vi rispondo a mia volta: per non far cadere il governo dovremmo tenerci il Porcellum o modificarlo in Porcellinum. Siamo alle solite e così, mi dispiace, ma non ne usciamo.
Oggi si chiude la campagna elettorale a Borgarello.
Abbiamo già spiegato qui parchè dobbiamo sostenere Nicola Lamberti.
Facciamo quest’ultimo sforzo per il bene di Borgarello e di tutta la provincia di Pavia.

L’intervista pubblicata oggi a Pippo Civati su La Repubblica:

Per Epifani il caso ineleggibilità di Berlusconi è stato già affrontato in passato, e quindi non è il caso di tornarci su. E Per lei, onorevole Civati?
«Dipendesse da me, con la macchina del tempo quella decisione l’avrei presa in modo un po’ diverso».
Fuori dal Parlamento Berlusconi, in base alla legge del ‘57?
«Esattamente. Tra l’altro, il segretario del Pd ancora qualche giorno fa mi pareva dicesse cose diverse».
E cioè?
«Mah, rimandava alle decisioni dei commissari pd nella giunta per le elezioni, pur precisando che non si tratta di questione da poter risolvere con un colpo d’accetta, con un sì o con no».
Il segretario ha cambiato idea, lo trova ora troppo rinunciatario?
«Non so dire se in 48 ore è cambiato qualcosa. Capisco l’imbarazzo politico e le difficoltà. Ma il problema è che non possiamo fare le discussioni al rovescio».
Ovvero?
«Evitiamo le ipocrisie, e diciamo le cose come stanno. La verità è che non si può affrontare l’ineleggibilità di Berlusconi perché se no cade il governo Letta. Ed è così, purtroppo, quasi per tutto. E quindi il Pd non riesce a discutere quasi di niente».
Sarà per questo che fra i democratici quasi nessuno, sinistra compresa, e a parte Zanda
che parla a titolo personale, reclama la non eleggibilità del Cavaliere?
«Anche i giovani turchi sono al governo. E siccome, come dicevo, si parte sempre dal must della sopravvivenza dell’esecutivo prima di affrontare qualunque nodo, temo che non ne usciamo. E non solo sulla ineleggibilità».
Su che altro?
«Se Berlusconi occupa il palazzo di Giustizia di Milano, che facciamo? Facciamo finta di niente perché se protestiamo cade il governo? E se lo condannano? Ci giriamo dall’altra parte per la stessa ragione? Purtroppo siamo vittime di noi stessi».
Di cosa esattamente?
«Del pasticcio in cui ci siamo cacciati, a causa dei nostri errori,
che ci ha portato al governo delle larghe intese».
Teme la spina Grillo che invece martella per cacciare Berlusconi dal Parlamento?
«Una spina più o meno, con tutte quelle che abbiamo addosso, francamente non fa differenza ».
Ma, come dice Renzi, non è assurdo cavalcare ora l’ineleggibilità visto che da 20 anni gli italiani mandano regolarmente Berlusconi in Parlamento?
«L’obiezione ha un fondamento. Ma secondo me dovrebbe essere proprio l’oggetto di una discussione libera e aperta in giunta delle elezioni. Anche sul nodo più generale del conflitto di interessi, a prescindere da Berlusconi. Partiamo da qui, rimettiamo il confronto sul binari giusti. Partiamo dalla testa e non dal fondo».
Solo che la giunta non decolla.
«Guarda un po’ che strano… Ma è chiaro, se tocchi i fili il governo casca. Però io vorrei sapere: il passato è andato, ma per il futuro che fa il Pd? Una legge sul conflitto di interessi che regoli il rapporto fra affari privati e politica, e che riguardi nuovi possibili casi, la vogliamo o no?».
Ma fra crisi di governo e Berlusconi che decade, cos’è più importante?
«Ecco, appunto. L’aut aut. Il diktat. La scelta obbligata. Col governissimo nel Pd non discutiamo più».
Come sono d’accordo:

“In una democrazia evoluta come quella tedesca, le Grandi Coalizioni producono tendenzialmente «equilibri più avanzati», come si diceva un tempo. In una democrazia involuta come la nostra, le Larghe Intese tendono inevitabilmente a generare compromessi al ribasso.
Il presunto accordo Pd-Pdl sulle modifiche alla legge elettorale è un fumoso esempio di equilibrismo politico, oltre che un penoso esercizio di minimalismo giuridico. Il Porcellum, invece di finire al meritato macello, figlia il «Porcellinum ». Un altro mostro, appena un po’ più piccolo, che ancora una volta non esiste in natura ma esiste in Italia. Un altro pasticcio, concepito per aiutare i partiti allo stremo e far durare il «governo di servizio ». Non per restituire agli elettori il diritto di scegliere i propri eletti, e nemmeno per garantire al Paese un sistema democratico solido ed efficiente. Non per ristabilire i principi di costituzionalità invocati dalla Corte di Cassazione che rimanda al giudizio della Consulta, ma per perpetuare i rischi di un’ingovernabilità che è funzionale alla conservazione del nuovo assetto politico. Dal quale l’unico a trarre vantaggio, fino ad ora, è con tutta evidenza solo Silvio Berlusconi.
Come ormai succede su quasi tutte le misure annunciate o avviate dallo «strano» governo, dall’Imu allo Ius soli, anche l’intesa bipartisan raggiunta sul posticcio maquillage della legge elettorale vigente si presta a letture partigiane e tutt’altro che condivise. Secondo il Pdl si tratta di piccoli correttivi, ma tutti di nessuna importanza (versione Brunetta: «Eliminiamo solo gli aspetti macroscopicamente incostituzionali»). Secondo il Pd si tratta di grandi cambiamenti, ma ancora tutti da scrivere (versione Franceschini: «Abbiamo concordato la norma di salvaguardia: non voteremo mai più con la porcata di Calderoli»). Già questo cortocircuito ermeneutico basterebbe per rendersi conto che siamo di fronte a un patto comunque scellerato. Nei prossimi giorni ne capiremo meglio la natura e la portata.
Ma nel frattempo quel poco che si evince dalle indiscrezioni politiche e dalle ricostruzioni giornalistiche è che nessuna delle rovinose e scandalose nefandezze del Porcellum viene superata. Nella migliore delle ipotesi, il nuovo papocchio serve solo a comprare tempo. Nella peggiore, finge di «ridurre il danno» ma in realtà lo amplifica.
Il meccanismo infernale delle «liste bloccate» non viene smontato. Con buona pace dei cittadini, che si devono rassegnare al ruolo gregario di semplici «sudditi» sottoposti allo strapotere delle segreterie di partito. E con buona pace del parere della Cassazione e del presidente della Consulta Gallo, che indicano nei collegi uninominali previsti dal vecchio Mattarellum una corretta espressione del principio costituzionale del «voto libero e diretto».
Nel marasma successivo al vertice della «stranissima maggioranza», c’è chi non esclude del tutto l’ipotesi che in realtà si possano reintrodurre le preferenze. Ma se fosse vero, anche questo finirebbe per essere un rimedio peggiore del male, vista la palude di corruzione nel quale il sistema sta lentamente sprofondando.
Il titanismo micidiale del premio di maggioranza non viene ricondotto nel solco della realtà, ma paradossalmente ancora più proiettato nella dimensione dell’irrealtà. Non si scardina l’ingranaggio che consente a chi arriva primo alle elezioni di incassare un bottino abnorme, portando a casa il 55% dei seggi. Si alza invece al 40% la soglia minima di consensi oltre la quale scatta il premio. Un tetto iperuranico, che allo stato attuale Pd e Pdl supererebbero a stento solo se si fondessero in una sola lista. Anche questo è un modo surrettizio per aggirare l’ostacolo dell’incostituzionalità, e al tempo stesso per rendere cogente la formula delle Grandi Coalizioni per via legislativa.
Ecco, dunque, il magma che ribolle nell’officina delle istituzioni. Una mini-riforma che non riforma nulla, e che rappresenta solo una momentanea polizza vita per il governo in carica. Invece di scegliere la via più breve e più logica, cioè un decreto legge che in due righe abroga il Porcellum e ripristina il Mattarellum, gli «apprendisti stregoni» delle Larghe Intese aprono un cantiere perenne che ha il solo scopo di durare molti mesi. In questo cantiere la riforma della legge elettorale deve accompagnare la riforma costituzionale, affidata alle cure di un Comitato dei 40 che raggruppa i membri delle Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato, stende un articolato di proposte e le sottopone a una Convenzione, nel frattempo approvata ed eletta secondo i criteri di un’ulteriore revisione costituzionale varata ai sensi dell’articolo 138. Una costruzione barocca, arzigogolata ed eterna. Difficile persino da riassumere in italiano.
Qualche anima bella sostiene che il ripristino del Mattarellum, o comunque una seria riforma elettorale, sono impossibili o comunque sconsigliabili, perché un attimo dopo il governo Letta-Alfano cadrebbe e si tornerebbe immediatamente a votare. Ma se il marchio di qualità dell’azione dell’esecutivo è questo inconcludente «Lodo Quagliariello », allora c’è poco da sperare per l’Italia che aspetta riforme e chiede stabilità. È solo un altro sacrificio estremo, da offrire sull’altare della «pacificazione»”.
Massimo Giannini da La Repubblica di oggi.
Ogni giorno Unicef lotta per portare a zero il numero di morti infantili con interventi efficaci e a basso costo, come le vaccinazioni. Ogni giorno si impegna per far sì che il tuo aiuto possa evitare la morte di tanti bambini. Unicef fa affidamento unicamente su donazioni volontarie di persone noi.
L’invito è ad aiutare l’Unicef nella sua campagna a favore delle donazioni.

Ricordando che in Italia sono obbligatorie per legge le vaccinazioni antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatite B.
Le vaccinazioni contro la pertosse, il morbillo, la parotite, la rosolia e l’Haemophilus influenzae di tipo B sono raccomandate a livello nazionale, e incluse nel vigente calendario nazionale.
Recentemente sono stati inoltre introdotti sul mercato tre vaccini, quello per il meningococco C, per lo pneumococco e per la varicella, raccomandati per alcune categorie di individui.
Ricordiamo che le vaccinazioni sono importanti anche in Italia. Hanno permesso nel nostro paese di far praticamente scomparire gravi patologie come la poliomielite. Di ridurre al minimo le morti per pertosse (la difterite) e il tetano.
Parte il conto alla rovescia del timer: ineleggibilità di Silvio Berlusconi.
Oggi alle 14 nella prima riunione della Giunta per le elezioni e le immunità si deciderà l’elezione del presidente.
Per prassi la presidenza deve andare all’opposizione.
Felice Casson, senatore pd, ricorda che “la Lega al Senato non può essere considerata opposizione, visto che si è astenuta sul voto di fiducia al governo “, e per questo non le spetta la presidenza.

Questione nient’affatto irrilevante, perchè se il voto del presidente vale come quello degli altri, il suo ruolo è fondamentale per decidere i tempi e organizzare un lavoro lungo e complesso.
Il M5S ha già dichiarato che non aspetterà un minuto, dall’insediamento della giunta per sollevare la questione dell’ineleggibilità di Berlusconi.
Secondo il Dpr 30 marzo 1957 numero 361 il Cavaliere non potrebbe sedere in Parlamento perché titolare di una concessione pubblica, le reti televisive.
La Giunta deve esaminare tutti i casi di incompatibilità, incandidabilità e ineleggibilità. Di solito ci si divide a livello territoriale, a ogni commissario vengono affidati i casi di una regione differente (nel caso di Berlusconi si tratta del Molise). Le pratiche vengono istruite presso il “comitato cariche”, di cui fanno parte un numero ristretto di commissari e che di solito è presieduto da uno dei vicepresidenti. Lì si fa una sorta di istruttoria, alla fine della quale il relatore fa il suo rapporto e la giunta vota. A quel punto, nel caso dicesse sì all’ineleggibilità di Berlusconi, ci sarebbe una “procedura di contestazione”,
un “processo” per il quale il Cavaliere avrebbe diritto a portare avvocato e testimoni. Al termine la Giunta rivota di nuovo, dopo la questione passa all’esame dell’aula.
Se pure tutto venisse fatto in modo molto rapido, e non accade mai, passerebbe almeno un mese prima dell’arrivo in aula. Il che dimostra quanto conti chi decide i tempi. Poi c’è il problema politico.
Il Pd sembra orientato a dare ai commissari libertà di coscienza.
Il tema c’è ed andrà affrontato.
Da La Repubblica l’intervista al senatore Felice Casson.
Pd al bivio su presidente della giunta e ineleggibilità del Cavaliere. I due fatti sono evidentemente legati. Che succederà?
«Nella destra c’è un palese tentativo di tenere assieme le due questioni con l’obiettivo di bloccare, o comunque rigettare, la richiesta di ineleggibilità che verrà presentata dal M5s. In quest’ottica la presidenza affidata a un leghista garantirebbe la gestione dei lavori della giunta».