Le primarie e il caso Puglia

29 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Le primarie costituiscono l’essenza stessa del partito democratico. Ogni volta che si sono tenute hanno registrato un successo inaspettato. Non servono sempre. Certo dove si sa che c’è un vincitore con proporzioni bulgare non servono.

Servono la dove vi è incertezza e scontro tra la “dirigenza”, dove non si sa bene cosa preferisca la base di iscritti e simpatizzanti.

Servono in Puglia per esempio. Soprattutto in Puglia e lì vanno fatte senza se e senza ma!

Parole chiare sulle riforme

28 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Oggi ho letto parole chiare sulle riforme e mi sento di condividerle:

La retorica delle  “riforme”
NADIA URBINATI
“Riforma” è la parola passepartout della politica italiana. Non c´è discorso politico che non la contempli. Negli anni della cosiddetta prima repubblica era la sinistra parlamentare che la invocava per marcare la fedeltà alla democrazia costituzionale e un´identità non rivoluzionaria. “Riforme di struttura” era una delle espressioni più spesso pronunciate nel Paritito comunista (e per qualche tempo anche in quello socialista): voleva dire portare la democrazia oltre le istituzioni politiche; estendere i metodi elettivi di selezione e controllo nei luoghi di lavoro e nelle scuole; fare politiche di redistribuzioni per dare al maggior numero possibilità concrete di esercitare la cittadinanza. Questa è stata dal 1948 in poi, l´utopia riformatrice italiana. Alcune riforme importanti sono state fatte: gli Anni 70, ci hanno dato il decentramento amministrativo, un sistema sanitario e di previdenza nazionali, la pratica della concertazione tra le parti sociali per risolvere contenziosi sulle dinamiche salariali, le politiche occupazionali e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il termine riforma ha per decenni significato incremento e ampliamento della democrazia.
A partire dalla fine della Guerra fredda e del consenso largo che l´ha accompagnata, “riforma” è diventata una formula sulla quale si sono stabilizzati partiti nuovi o rinnovati nella convinzione che la crisi del sistema politico fosse essenzialmente una questione di ingegneria istituzionale e di tecnica elettorale. La retorica della riforma ha così cominciato a transitare dal sociale all´istituzionale. A partire dai referendum elettorali che si sono succeduti negli ultimi due decenni, le “riforme istituzionali” hanno sostituito nel linguaggio partitico le “riforme di struttura”, con una modifica radicale: non solo i partiti di opposizione ma anche quelli di governo hanno preso a dirsi riformatori o riformisti. Oggi, tutti auspicano, propongono, vogliono riforme, con il risultato che il termine ha perso il significato che nella tradizione politica moderna ha generalmente avuto: realizzare le promesse scritte nella carta dei diritti costituzionali. L´esito è che riformare può anche significare smantellare quelle promesse: per esempio decurtando i diritti sociali, impoverendo la scuola pubblica, istituendo un federalismo che ricusa la solidarietà nazionale. Infine, dalla nascita di Forza Italia ad oggi, e con una responsabilità nemmeno troppo velata dello schieramento opposto, la retorica delle riforme ha fatalmente esteso le sue mire sulla Costituzione e il sistema di giustizia. Non c´è settore della vita pubblica sul quale i nostri politici non si dilettino con proposte a volte bislacche e immaginifiche, sempre sollevando lo spettro dell´emergenza. La retorica delle riforme segue i cicli delle fortune politiche di chi la usa, la rilancia o l´atterra. Tutto il paese, noi tutti, dipendiamo da questi cicli e da questi leader guicciardiniani.
Con la recente riorganizzazione del Pd, la retorica delle riforme è tornata a fare da centro magnetico del discorso pubblico. Sul tappeto, non c´è la realizzazione delle promesse della democrazia, ma invece l´urgente bisogno del presidente del Consiglio di tutelarsi da possibili futuri guai giudiziari. L´attacco ai giudici comunisti si sta mescolando, colpevole il recente grave attentato alla sua persona, alla predica buonista della grande riconciliazione: “concordia” è la parola che torna spesso in questi giorni; non perché siamo in clima natalizio e la bontà di cuore è di pragmatica, ma perché si deve riuscire a convincere l´opinione pubblica che senza un intervento urgente per salvare il premier, sarà l´Italia intera a rimetterci. Bisogna far credere agli italiani l´opposto di quel che è, poiché è evidente che non è l´Italia ad aver bisogno di “queste” riforme.
Occorrerebbe aver il coraggio di dire che occorre conservare, non riformare: l´Italia ha urgente bisogno di conservare lo stato di diritto e il governo della legge. Scriveva Massimo Giannini su queste pagine alcuni giorni fa che esiste un condizionamento ferreo per il quale «se non c´è lo scudo processuale a breve per il suo capo, a prescindere dal tempo lungo delle modifiche per via costituzionale del Lodo Alfano e dell´immunità parlamentare, il Pdl non può concepire altre riforme di struttura». In sostanza, la maggioranza non è autonoma; la sua politica è direttamente dipendente dalla necessità di “queste” riforme, e con essa lo è la vita intera del nostro paese. Questa mancanza di autonomia politica della maggioranza non può essere trascurata dalle opposizioni. Anni fa si cercò con una regìa non dissimile di imbastire una bicamerale. Quale che fosse l´intenzione ragionata, si trattò di una politica improvvida perché ha abituato i politici a usare la nostra costituzione come merce di scambio per creare o affossare alleanze. In quell´occasione, i leader politici (allora al governo) non ebbero l´acume di imbrigliare il potere dell´interlocutore prima di farci compromessi politici. Non fecero caso al fatto che solo tra eguali ci si può accordare perché chi ha un potere sovrastante fa quel che vuole e non onora gli accordi. Ora si ripropone uno scenario simile, con l´aggravante che quel potere esorbitante governa il paese e l´opinione pubblica. Non si tratta di resistere alle sirene della concordia per ragioni di pragmatismo, una forma nobile di politica che non ha nulla a che fare con il trasformismo (“inciucio” in gergo). E nemmeno di appellarsi alla fiducia nelle buoni intenzioni del premier. Il veto viene da un fatto più semplice e che domina l´arena politica con la forza di una legge naturale: chi vuole “queste” riforme non può permettersi di ottenerne altre rispetto a quelle di cui ha urgente bisogno.
La Repubblica

Al fianco del movimento verde iraniano

27 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Violenti scontri tra polizia e manifestanti anti-governativi a Teheran durante il corteo per la festività sciita dell’Ashura. Il sito d’opposizione Jaras ha riferito che la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti e almeno quattro persone sono rimaste uccise e altre due ferite. Anche il sito Rahesabz parla di quattro morti, affermando che uno dei suoi reporter ne è stato testimone.

Rinasce il partito dell’amore

27 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Silvio resuscita il partito dell’amore riferito al PDL. La parola d’ordine è dialogo con l’obiettivo di dividere l’opposizione concentrando il pressing su Bersani.

Caro Silvio il dialogo che hai in mente tu equivale a trovare una qualsiasi via di uscita rispetto hai tuoi problemi giudiziari. Qualsiasi cosa va bene basta tenerti lontano dai tribunali.

Se per riforme intendi questo te le fai da solo con i tuoi accoliti.

PS: una condizione per fare le riforme è che il PDL rompa con quella strana formazione politica razzista che adora il Dio Pò e si fa chiamare Lega Nord!

Il caso di De Mattei vicepresidente del CNR e antidarwiniano per ideologia

22 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Leggo stupefatto l’articolo di PIERGIORGIO ODIFREDDI su La Repubblica del 22 dicembre.

De Mattei professore associato di Storia del Cristianesimo e della Chiesa alla privata Università europea di Roma, direttore del mensile Radici cristiane, dirigente di Alleanza Cattolica sostiene una tesi creazionista contro l’evoluzionismo di Darwin e con i suoi sodali arriva a scrivere e dire che la Terra non ha qualche miliardo, ma solo qualche milione di anni, o che i dinosauri sono scomparsi non sessanta milioni, ma poche migliaia di anni fa, o che le specie sono state create immutabili dal Creatore, non si può che lasciarlo andare per la sua strada, ma ci si deve domandare come sia mai stato possibile che questa strada passasse per il Cnr. E viene il sospetto che la nomina a vicepresidente di De Mattei nel 2004, e la sua riconferma nel 2008, non siano state altro che dei riusciti tentativi di infiltrazione fondamentalista e antiscientista dell´Ente.

Libera rete in libero Stato

21 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

E’ lo slogan semplice per lanciare una grande manifestazione per la libertà di internet.  Sventate (per ora) le minacciate misure del governo per intervenire su pagine web e gruppi di social network, in tanti hanno già aderito all’appello, spaventati dalla possibilità che ad internet venga messo qualche genere di bavaglio.

Ritrovo il 23 dicembre 2009 alle 17.30 a Piazza del Popolo a Roma. Per dar vita ad un sit-in pacifico nel corso del quale lanciare un messaggio tanto semplice quanto fondamentale per il futuro di Internet in Italia e del nostro Paese: LIBERA RETE IN LIBERO STATO.

Il manifesto che riassume le idee ed i principi ispiratori della manifestazione è questo:

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono. Internet è la libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.

Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.

Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.

Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.

Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.

Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.

L’appello si chiude con una citazione: «Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell’assoluta mancanza di censura». (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009)

INCIUCIO

20 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Berlusconi vuole smontare la Costituzione Italiana e costruire lo stato dell’eletto dal popolo, stato autoritario poichè il potere dell’eletto dal popolo sovrasta gli altri poteri.

Il potere esecutivo (il governo, il premier) sovrastano il potere legislativo (Parlamento) e giudiziario (CSM). Come durante il fascismo.

Già un volta Massimo D’Alema e i dirgenti del centrosinistra hanno sottovalutato Berlusconi. “Quel’ industrialotto lombardo, furbo ma ignorante amico di Craxi dove crede di andare..” me li sento.

Niente legge sul conflitto di interessi per sottovalutazione, sopravalutazione di se stessi e qualche “inciucetto”.

Si alle riforme ma non in cambio di leggi ad personam salva Berlusconi.

Perchè non è accettabile la proposta del pdl

17 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Dopo la vigliacca aggressione al presidente del consiglio, il pdl offre un “patto democratico” ad udc e pd.  Facciamo le riforme insieme. Ovvero avanti con il ddl sul processo breve (che non dovrebbe essere applicato ai processi in atto), sul legittimo impedimento, sul nuovo “lodo Alfano”, sulla legge sulle intercettazioni.

Quest’ultima prevede che le intercettazioni possano essere usate con delle limitazioni inaccettabili. Tanto da essere quasi inutili per chi deve condurre le indagini su di un reato.

Intanto le procure italiane si svuotano, mancano i giudici e i procuratori. Come si fa ad avere un processo con una durata ragionavole in queste condizioni. La via del processo breve è chiaramente una buffonata. Se il processo dura più di due anni decade. Lo si applica a porcessi in corso che chiaramente non erano stati imposati per far fronte a queste regole.

Come dire che se una medicina non guarisce un paziente entro due anni lo sopprimiamo. Ma per favore!

L’invito del pdl  non può essere accettato!

Questione morale in Lombardia

17 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Dopo il caso Grossi, arrestati Pier Gianni Prosperini assessore regionale della Lombardia che si occupava di Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, Lagostena Bassi, numero uno del gruppo Profit, la società che controlla le emittenti locali Odeon Tv e Telereporter, e Massimo Saini, consulente della Regione per la società di comunicazione Publicis.

I reati ipotizzati nell´inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal sostituto procuratore Paolo Storari sono corruzione aggravata, turbativa d´asta e truffa ai danni della Regione. Gli altri indagati sono Besso Raffaele, ad di Telelombardia, Bessi Loriano di Telereporter, Novicova Elena, un hostess che avrebbe lavorato “falsamente” alla fiera Bit di Milano, Lambicchi Roberto, direttore generale dell´assessorato Turismo Lombardia, Gianpietro Vioti, dirigente della promozione Turismo della Lombardia, Mandelli Enrico direttore di Telecity.

Prosperini, esponente del Partito della Libertà avrebbe ricevuto dal gruppo Profit una tangente da 230mila euro trovata dalla Guardia di Finanza di Milano su conti Ubs intestati a fiduciarie elvetiche e riconducibili a Prosperini. La mazzetta sarebbe stata stornata dalla campagna pubblicitaria 2008-2010 da 7,5 milioni di euro concepita per promuovere le bellezze della Lombardia in Tv. Quei soldi sono finiti tutti alle televisioni di Lagostena Bassi, che, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe “ringraziato” l´assessore regionale con un regalino in contanti.

In cambio, Prosperini avrebbe avuto anche spazi televisivi adeguati per promuovere la propria immagine soprattutto in concomitanza con gli appuntamenti elettorali.

Non censurate il web

16 Dicembre 2009 di Antonio Ricci

Quello che è avvenuto domenica a Milano, l’aggressione al premier Silvio Berlusconi, non è il risultato dei siti dell’odio come qualcuno vorrebbe. Sul web, casomai, si è potuto leggere un riflesso di quello che è avvenuto con opinioni le più disparate. Alcune di queste opinioni sono condivisibili, altre no, ma restano nell’ambito della libera espressione del pensiero. Altre, una minoranza per fortuna, sono francamente censurabili perché offensive e /o perseguibili legalmente in quanto si configurano come violazioni del codice penale e/o civile. In rete, invece, gli strumenti per regolare gli abusi ci sono già. Sono i codici delle nostre leggi che permettono a polizia e magistrati di individuare e colpire chi commette reati.

L’assalto al premier Berlusconi non deve trasformarsi in un assalto alla rete. Ma è giusto discutere sulla libertà di espressione civile e corretta ai tempi di internet. Un impegno che riguarda tutti noi perché se il web ha messo un grande potere nelle mani dei cittadini è giusto che tutti si facciamo carico di difenderlo.

La libertà di espressione è uno dei pilastri della democrazia!